Raccontano gli anziani di Cassino che durante la guerra il fiume Gari diventava rosso. Erano le vittime dei combattimenti, dei bombardamenti, dello scontro feroce tra alleati e tedeschi. Dopo decenni le acque dei canali che attraversano la zona agricola di Nocione, alle porte della città, sono tornate rossastre, cupe. E’ il residuo che sgorga dalle terre avvelenate della provincia di Frosinone, eredità di una gestione dei rifiuti che per anni ha violentato l’ambiente. Suoli contaminati dimenticati, mai apparsi nelle cronache nazionali dei traffici, a cavallo tra il Lazio e la Campania, dove i trafficanti hanno agito senza grandi problemi.

Oggi tutti quei nodi stanno venendo al pettine: pochi giorni fa il comune di Cassino ha recintato un’area di 10mila metri quadrati, intrisa di veleni, dove pascolavano le pecore. Quattordici anni di denunce da parte degli ambientalisti non sono servite per bonificare l’area agricola di Nocione e i fascicoli aperti dal 1998 in poi dalla procura sono tornati tutti negli archivi. Reati prescritti, autori ignoti. Ma la pistola fumante dei traffici è ancora lì, visibile e impunita. Colorata di rosso.

La storia dei veleni di Nocione a Cassino inizia nel 1998. La locale sezione di Legambiente presenta una dettagliata denuncia, dopo aver individuato i campi agricoli trasformati in cimiteri per i rifiuti. Non solo monnezza, sversata fin dall’inizio degli anni ’80 in quella zona. Tra i campi – raccontano le carte delle inchieste – apparivano rifiuti ospedalieri, flaconi infetti e metalli pesanti. Partono le prime indagini che terminano in nulla. I proprietari dell’area da tantissimo tempo vivono all’estero e quella terra è sostanzialmente abbandonata. Fascicolo chiuso il 12 agosto del 2003 per prescrizione dei reati ipotizzati. Dopo sette anni, nel dicembre del 2004, gli ambientalisti tornano alla carica, con nuovi esposti, ancora più dettagliati. Dopo un primo sopralluogo chiamano la Polizia di Stato, che documenta con precisione gli scarti affiorati sul terreno, dopo il passaggio di un trattore. 

I rifiuti ospedalieri visibili anche a occhio nudo non sono solo di provenienza locale. Gli abitanti del posto ricordano con precisione i camion arrivati dal nord, con un’ipotesi agghiacciante ipotizzata da una informativa della Guardia di Finanza: forse parte di quelle scorie proveniva dall’ex istituto sieroterapico di Milano, fallito negli anni ’90. Una notizia che non troverà, però, riscontri. Anche in quel caso l’inchiesta viene chiusa dalla procura, per la seconda volta. Il 2 febbraio del 2009 il fascicolo torna in archivio: “Autori del reato rimasti ignoti”. Gli sversamenti, in questo caso, erano molto più recenti: “Si apprendeva da fonti confidenziali – si legge in una informativa della polizia di Stato del 7 dicembre 2004 – che negli anni ’98 e ’99 erano stati notati mezzi pesanti presumibilmente provenienti dal nord Italia, i quali effettuavano scarichi nel terreno interessato”. Attenzione alle date: se le informazioni in possesso degli investigatori erano corrette, il traffico era avvenuto dopo l’apertura della prima inchiesta, quando le rotte dei broker della monnezza erano già ampiamente note.

L’ultima denuncia è arrivata negli uffici della Procura di Cassino nel 2011, mentre l’Arpa Lazio certificava la contaminazione delle acque. I traffici sembrano in ogni caso non essersi fermati di fronte alle inchieste della Procura: nella relazione chiesta dal Comune di Cassino ad un geologo è stato documentato il movimento della terra fino agli anni scorsi. Le foto aeree scattate tra il 1998 e il 2000 mostrano “una variazione di colore e tessitura a macchie irregolari dovuta ad una mobilizzazione di terreno”. Sversamenti, dunque, che sono proseguiti per più di un decennio, partendo dai primi anni ’80 – quando qui finivano i rifiuti del comune di Cassino, sversati direttamente dentro le buche – arrivando alla fine degli anni ’90.

Oggi il costo per gli interventi è altissimo. Il comune di Cassino ha chiesto una stima dei prezzi per una prima caratterizzazione e analisi dell’inquinamento dell’area: 213 mila euro di spesa preventivata, salvo imprevisti. Ancora senza stima è il prezzo della bonifica.