Dopo giorni di indiscrezioni mai confermate ufficialmente, Vladimir Putin è arrivato in Crimea per proseguire i festeggiamenti annuali della vittoria sovietica sulle forze naziste. Impegnato in un discorso davanti alla folla che si è riunita a Sebastopoli, il presidente russo ha dichiarato che il ritorno della Crimea nella federazione sancisce “una verità storica” e rappresenta un tributo alla “alla memoria degli antenati”. La sua decisione è stata poco gradita dagli Stati Uniti, che attraverso un portavoce della Casa Bianca hanno fatto sapere che con questo comportamento Putin “esacerba le tensioni”. Anche il governo di Kiev protesta per la visita “non autorizzata”, accusando la Russia di mettere in atto “una plateale violazione della legislazione ucraina”. Una vera “provocazione” che inasprisce i già complessi rapporti tra i due paesi. 

Dopo aver presieduto alla parata annuale nella Piazza Rossa di Mosca, in cui hanno sfilato oltre 11 mila militari, Putin si è dunque spostato nella regione annessa alla federazione Russa il 16 marzo scorso. Nei giorni passati la cancelliera tedesca Angela Merkel non aveva nascosto il suo disappunto per l’eventuale visita di Putin a Sebastopoli nel giorno delle celebrazione per la vittoria sovietica. “Penso che sarebbe un peccato se questo giorno venisse usato per tenere una parata in quell’area di conflitto”. Durante la cerimonia Putin non aveva fatto alcun riferimento alla situazione ucraina, ma nel corso della sfilata un simbolo è parso piuttosto eloquente: un’unità di Marina della flotta sul Mar Nero ha sfilato con la bandiera della Crimea.

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha avuto parole dure per la decisione del presidente russo di spostarsi nella regione: “Per noi la Crimea è territorio dell’Ucraina per cui la sua visita è inopportuna”. In mattinata anche José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, è intervenuto sulla situazione ucraina: “Si tratta della più grande minaccia alla sicurezza dell’Europa dalla caduta del muro di Berlino e dalla crisi nei Balcani e ha, anzi, un potenziale di destabilizzazione più alto della crisi dei Balcani”, per questo è necessario dimostrare a Putin “che uno stato sovrano e democratico in Ucraina è possibile”. 

Il viaggio di Putin arriva a un giorno di distanza dalle polemiche nate per il referendum separatista indetto dai filorussi per chiedere l’autonomia della regione di Donetsk in Ucraina orientale, votazione che dovrebbe tenersi nella giornata di domenica, nonostante la richiesta di Putin di un rinvio del voto per favorire il dialogo con il governo di Kiev. L’Unione Europea è subito intervenuta per chiedere l’annullamento del voto che porterebbe “a un’ulteriore escalation di tensione” nel Paese. L’Ue, infatti, continua a “sostenere la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Da Kiev, il presidente ad interim Oleksandr Turchynov ha aperto al dialogo perché il “Paese ha bisogno di unità, dialogo e pace”. 

Intanto proseguono gli scontri nel sud-est del paese tra i separatisti filorussi e i militari fedeli al governo di Kiev. Al centro delle violenze la città di Mariupol dove, stando alle dichiarazioni del ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov, sarebbero state uccise 21 persone e altre 25 sarebbero rimaste ferite.