Indipendentemente dalla provincia di residenza, tutti coloro che negli ultimi cinque anni non hanno avuto sinistri devono poter accedere alla tariffa migliore d’Italia: alcuni deputati del Pd campano, fra cui Leonardo Impegno e Valeria Valente (nella foto), hanno depositato ieri mattina in Cassazione una proposta di legge d’iniziativa popolare – che s’aggiunge ad una analoga proposta di legge parlamentare – per unificare le tariffe RC auto a livello nazionale chiamata “RCA Auto, Tariffa Italia”. L’iniziativa ricalca esattamente l’emendamento al decreto Destinazione Italia proposto il 5 febbraio dallo stesso Impegno e altri 11 cofirmatari, così come quella del 20 febbraio del senatore Sergio Puglia (M5S), entrambi respinti.

L’obiettivo è quello di alleggerire i premi assicurativi nelle regioni del Sud Italia, che possono essere davvero proibitivi: secondo l’ultimo bollettino trimestrale dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni Ivass, che denuncia “forti squilibri territoriali” che penalizzano “i giovani ed i residenti nei capoluoghi centro-meridionali”, un 18enne napoletano può arrivare a pagare un premio di 3.500 euro per un’auto 1.3 a benzina e 1.500 per un motorino 50cc. Secondo il deputato Pd Massimiliano Manfredi, “il divario delle tariffe tra Nord e Sud in tema di assicurazioni è una discriminazione che deve finire, la Campania come le altre regioni del Mezzogiorno non può e non deve pagare di più”.

Ma la risposta dell’Ania non s’è fatta attendere: l’associazione degli assicuratori ha diffuso un comunicato nella quale definisce la proposta di legge come una “misura improponibile dal chiaro sapore elettorale”. In particolare, l’Ania dice che “la proposta, oltre a essere illegittima perché contraria alle direttive comunitarie che vietano di imporre alle compagnie condizioni di prezzo di qualunque tipo, è anche tecnicamente insostenibile” perché farebbe saltare il meccanismo mutualistico su cui si basa l’assicurazione: le compagnie si troverebbe costrette a “spalmare” il disavanzo su chi ha causato anche un solo incidente in cinque anni, oppure a stabilire una tariffa unica più elevata “colpendo con aumenti ingiusti e rilevanti le comunità di automobilisti più virtuose”. 

L’Ania sottolinea che il rischio assicurativo non è uguale ovunque: “Gli automobilisti napoletani, anche quelli ‘virtuosi’, hanno una maggiore propensione a causare incidenti. Secondo l’ultima rilevazione dell’Associazione la frequenza sinistri di quanti sono collocati nella prima classe di bonus-malus a Napoli si attestava nel 2012 all’8,10% a fronte della media nazionale del 5,63%”. E attacca frontalmente il comune di Napoli, che sostiene la proposta di legge. “Invece di proporre scorciatoie legislative”, si legge sul comunicato dell’Ania, “l’Ente locale partenopeo potrebbe collaborare più attivamente con la magistratura per ridurre il numero abnorme di frodi automobilistiche nella provincia campana, tra le principali cause delle differenze tariffarie con il resto d’Italia. Oppure operare per una migliore manutenzione delle strade visto che dalle rilevazioni dell’Osservatorio Ania per la sicurezza stradale risulta un numero elevato di punti pericolosi responsabili di incidenti. O, infine, contrastare con maggiore decisione il fenomeno, anch’esso grave nella provincia napoletana, degli automobilisti privi di copertura assicurativa (o con contrassegni falsi) i cui incidenti sono indennizzati dal Fondo vittime della strada, con contributi a carico di tutti gli assicurati”.

La vede da un punto di vista diametralmente opposto l’assessore al Lavoro e alle Attività produttive del Comune di Napoli, Enrico Panini (Pd), che individua proprio nelle tariffe troppo elevate la causa dell’illegalità. Secondo l’assessore napoletano, con la proposta di legge “Rc Auto, Tariffa Italia”, “combattiamo l’illegalità, perché il pretestuoso caro-assicurazione sta facendo lievitare il numero di coloro che viaggiano senza assicurazione, che esibiscono tagliandi falsi e scappano dopo un incidente”. È la vecchia storia dell’uovo e della gallina: sono le tariffe esorbitanti a spingere i napoletani (e non solo) a viaggiare senza assicurazione, o le compagnie sono costrette ad aumentare i premi proprio a causa dei soliti furbi?