Tomsk è una città siberiana. In inverno si arriva a -40. Ci sono 16 orfanotrofi e il mio amico Salvador ha trovato suo figlio in uno di questi. Denis è un bambino bello e gentile, guardingo; ha 4 anni. Salvador è stato fortunato. È spagnolo e quindi si è risparmiato il Tribunale dei minorenni. Tutta la procedura è stata gestita da un’associazione privata, Interadopt, riconosciuta e controllata dalla Comunitad dell’Andalusia. Hanno accertato quanto guadagnava, dove abitava, come era composta la sua abitazione, se li’ vicino c’era una scuola e un centro sportivo; hanno fatto anche un corso psicologico a lui, a sua moglie e alla figliolina di 13 anni (biologica). Durata totale, un anno. Poi hanno cercato il bambino da adottare e, dopo 3 mesi Salvador è partito per Tomsk: 2 brevi soggiorni e ha potuto tornare a casa con Denis. Costo totale dell’operazione piuttosto elevato: 24.4000 euro di cui solo 6.000 per Interadopt.

Nell’orfanotrofio c’erano 125 bambini, da 0 a 4 anni. Dormivano in 5 per ogni letto. L’acqua calda non c’era e così in inverno nessuno si lavava. D’estate i bambini venivano allineati, tutti nudi, con le mani appoggiate a un muro e lavati con un tubo di gomma. Salvador lo ha scoperto al suo ritorno in Spagna, quando – per la prima volta – ha cercato di portare Denis sotto la doccia. Il bambino piangeva e tremava e, alla fine, disperato, si è appoggiato con le mani al muro singhiozzando. Invece, che in orfanotrofio c’era poco da mangiare, lo aveva scoperto in Siberia, quando era andato a prendere Denis. Lo aveva trovato magro, sciupato; eppure, due mesi prima, quando c’era andato per la prima volta, aveva un ottimo aspetto. Un impiegato gli aveva confidato che c’era poco cibo e allora, quando si sapeva che i futuri genitori sarebbero arrivati, si davano razioni extra nel mese precedente; poi, a carte firmate, non importava più e le razioni tornavano le solite. Salvador ha fatto quello che ha potuto: una donazione per costruire l’impianto dell’acqua calda e qualche vestito per i bambini; Denis dormiva con le scarpe sotto il cuscino perché altrimenti gliele avrebbero rubate. In effetti c’erano molti bambini scalzi…

Sono rimasto con tante domande e poche risposte.

In Italia la procedura davanti al Tribunale dei minorenni dura circa 2 anni: poi si può essere dichiarati idonei per adottare un bambino. E poi si comincia a cercarlo. Passano anche 3 anni. Meglio un Tribunale o un’associazione privata? Più rapidità o più garanzie? Ma poi, garanzie di che? Quali garanzie dà una coppia che, magari senza lavoro e senza istruzione concepisce uno, due, tre bambini? Quali garanzie danno due drogati che, nel corso dell’ennesimo “percorso di recupero”, mettono su famiglia e concepiscono un bambino? Non dovrebbe essere la decisione di adottare (e di spendere un sacco di soldi) di per sé una garanzia?

E poi i bambini. Davvero occorrono tanto tempo e tanti requisiti per decidere che sì, è meglio che Denis stia con Salvador piuttosto che nell’orfanotrofio di Tomsk? Certo, il traffico di organi, la prostituzione giovanile, i pedofili… Ma cosa esclude che tutto questo avvenga nell’orfanotrofio? E di genitori che sfruttano la prostituzione dei loro figlioli biologici ne abbiamo avuto esempi recenti.

Alla fine sono rimasto con una sensazione di incertezza. Domande e risposte superficiali? Oppure la constatazione che il delirio di onnipotenza contagia chiunque si assume il compito di decidere della vita degli altri? Ho ripensato ai miei anni da magistrato. Con qualche disagio.

Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2014