E’ stato lanciato con immagini inedite di Piergiorgio Welby, l’appello di Mina Welby per chiedere al Presidente del Senato e alla Presidente della Camera dei Deputati di calendarizzare la discussione e la votazione sulla proposta di legge per l’eutanasia:

Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Mi chiamo Mina e queste sono le parole dell’uomo che ho sposato, Piergiorgio Welby, inviate nel settembre 2006 al Presidente Napolitano dal letto nel quale Piergiorgio era inchiodato. In Italia, chi aiuta un malato terminale a morire – come un genitore o un figlio che vuole smettere di soffrire – rischia fino a 12 anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato. Piergiorgio amava la vita nonostante fosse affetto da distrofia muscolare. Per lui la vita era un’altra cosa da quel letto in cui era completamente paralizzato. Se anche per te la vita è un’altra cosa, aiutaci firmando la petizione su Change.org

Lo scorso 13 settembre, era stata depositata la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e la regolamentazione del testamento biologico.

In 78.973 erano accorsi ai banchetti organizzati dall’Associazione Luca Coscioni nelle piazze italiane e, con le loro firme, avevano permesso che l’appello diventasse proposta di legge.

Ma da allora solo silenzio da parte delle istituzioni e delle forze politiche nonostante l’invito del Presidente della Repubblica.

Il 24 luglio 2007 la magistratura proscioglieva con formula piena Mario Riccio, il medico che staccò il respiratore di Welby. Nel dispositivo della sentenza il giudice faceva riferimento all’articolo 51 del Codice Penale, che prevede la non punibilità per il medico che adempie al dovere di dare seguito alle richieste del malato, compresa quella di rifiutare le terapie, sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

La Chiesa cattolica romana invece, all’indomani della morte di Piergiorgio rifiutava di permettere un funerale religioso, dichiarando ufficialmente che con la volontà di porre fine alla sua vita, Welby fosse andato contro la dottrina cattolica.