Per la prima volta dopo la crisi la Grecia può dichiarare fallimento senza troppi svantaggi. Lo afferma l’autorevole editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau. Infatti Atene ha già raggiunto un avanzo primario di bilancio – cioè un avanzo del bilancio pubblico prima dei pagamenti degli interessi. La Commissione europea ha previsto che l’avanzo primario raggiungerà quest’anno il 2,7% del prodotto interno lordo, e che salirà al 4,1 per cento nel 2015. Anche la parte corrente della bilancia dei pagamenti (cioè la bilancia commerciale dei prodotti e dei servizi) ha già registrato un primo surplus. “La Grecia non è quindi più dipendente da investitori stranieri”, afferma Munchau. Se non dovesse pagare i suoi debiti e gli interessi sui debiti, non avrebbe più bisogno di soldi dall’estero. Ma è tuttora in una situazione disastrosa e con ogni probabilità diventerà insolvente, cioè non riuscirà a pagare i debiti. È sostanzialmente uno stato fallito.

L’euro non ha portato fortuna alla Grecia. Tra il 2008 e il 2013 il Pil reale si è ridotto del 23,5% e gli investimenti del 58,4%. La disoccupazione è al 26,7%. Quella giovanile è pari al 60,4%. I prestiti bancari alle imprese sono diminuiti ad un tasso annuo del 5,2%. Le sofferenze sono pari al 38% del totale dei prestiti. I depositi bancari sono in calo. Il debito pubblico è enorme e continua ad aumentare a causa del pagamento degli interessi. Raggiungerà il 177% sul PIL alla fine del 2014. Difficile fare ripartire l’economia e ripagare i debiti in queste condizioni. Anche i 21 miliardi di titoli pubblici collocati ad aprile dal governo greco sono stati acquistati prevalentemente da fondi speculativi – e sono stati emessi secondo la legge inglese, quindi al riparo dal… ritorno alla dracma.

L’euro ha fatto male alla Grecia – come all’Italia – in due sensi: prima della crisi globale, i capitali esteri (soprattutto francesi e tedeschi) hanno acquistato copiosamente i redditizi titoli greci, coprendo le carenze di competitività e la corruzione pubblica e privata del paese; poi, da quando è scoppiata la crisi, i capitali esteri hanno immediatamente abbandonato il Paese. Le banche private estere sono riuscite a salvarsi con qualche perdita, lasciando la Grecia in mutande e alla mercé della Troika (Commissione Ue, Fmi, Bce) che ha coperto i crediti dei privati. La Troika è intervenuta, ma molto lentamente e a condizioni draconiane. Gli ospedali e le scuole sono allo stremo, la tv pubblica ha chiuso, un terzo delle famiglie è in miseria. Il governo greco di “unità nazionale” è diventato il governo fantoccio della Troika. Se però la Grecia fosse rimasta con la sua sovranità monetaria, non avrebbe ricevuto tanti capitali iniziali – accorsi copiosamente grazie alla totale mancanza di rischio di cambio –, sarebbe stata costretta a svalutare molto presto, si sarebbe riformata prima, e non sarebbe precipitata in queste condizioni disastrose.

Che cosa dovrebbe fare oggi la Grecia? Atene ha di fronte tre possibilità. Indire una conferenza internazionale che proclami la cancellazione dei debiti, ma è molto difficile che Germania e Francia accettino questa soluzione. Oppure continuare a pagare i suoi debiti, creare una “bad bank” che copra le sofferenze, privatizzare le banche e sperare che qualche generoso investitore estero faccia ripartire l’economia, comprandosi il meglio dell’economia e delle aziende elleniche.

L’altra possibilità è che la Grecia faccia default su tutto il debito estero. Il governo greco emetterebbe una nuova dracma svalutata. La banca centrale greca proporrebbe un obiettivo di inflazione credibile e delle riforme strutturali. Questo scenario provocherebbe all’inizio un terremoto ma, dopo il primo impatto, gli investitori potrebbero tornare in fretta. La probabilità di un default è infatti molto più bassa dopo… avere dichiarato default. E una Grecia riformata e senza debito potrebbe essere molto attraente per gli investitori stranieri, e non solo agli investitori speculativi.

Se Syriza, il partito della sinistra d’opposizione greca che propone Alexis Tsipras come presidente della Commissione Europea, dovesse andare al governo, che cosa sceglierebbe di fare?