La crisi interna al giornale Le Monde (una frattura sempre più profonda tra la direttrice Natalie Nougayrède e una parte della redazione, mentre vendite e conti finanziari continuano a deteriorarsi) e la querelle che da mesi oppone il giornale (e in particolare la Nougayrède…) a Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra, non hanno niente a che fare l’una con l’altra. Ma negli ultimi giorni le due vicende si stanno intersecando, per volontà dell’uomo politico, abilissimo nell’approfittare delle polemiche, ora che si ritrova nel mezzo della campagna per le europee. Tanto più che Mélenchon ha dato sempre contro ai media, accusati di fuorviare la realtà, strizzando l’occhio all’avversione per i “cattivi giornalisti”, succubi dei poteri forti.

Martedì, sette fra caporedattori e loro vice del quotidiano avevano presentato le dimissioni alla direttrice, per contrasti su alcune strategie editoriali. In precedenza Mélenchon era arrivato a rifiutare che giornalisti di Le Monde, ma anche di Libération, storico quotidiano della sinistra francese, partecipassero ai suoi comizi. Anzi, si era spinto oltre, chiedendo ai propri collaboratori di filmare con i cellulari i giornalisti dei due quotidiani, se si fossero presentati, per verificare eventuali “complotti”. Ora che per altre ragioni la situazione sta precipitando a Le Monde, Monsieur Mélenchon ha preso subito la parola. In un comunicato ha annunciato mercoledì la rinuncia alle misure già previste di controllo dei giornalisti ai suoi comizi, mascherando il suo atteggiamento di commiserazione. “Le Monde – ha specificato Mélenchon nel documento – attraversa una salutare crisi d’identità, dopo una lunga deriva verso la destra e l’atlantismo aggressivo della propria linea editoriale. Come misura di benevolenza e di comprensione nei confronti delle difficoltà vissute da questi professionisti, accetto la loro presenza eventuale ai miei meeting elettorali”. Ha anche rinunciato a tenerli sotto videosorveglianza. “E’ il rifiuto di Natalie Nougayrède – ha aggiunto Mélenchon – al dialogo che le proponevo che ha rovinato la relazione del mio partito con Le Monde. E’ ora dimostrato che tale arroganza ha anche portato alla rovina i vertici del giornale”.

Vediamo di vederci più chiaro. Da sempre Mélenchon, alla guida del Front de gauche, di cui fa parte pure il Partito comunista, se la prende in maniera aggressiva e plateale con i giornalisti: memorabile la volta in cui, quattro anni fa, iniziò a insultare perfino uno studente di una scuola di giornalismo, che gli stava facendo alcune domande. La sua base elettorale (assai eterogenea, dai giovani no global ai veterocomunisti) apprezza tantissimo questi suoi exploit. Per quanto riguarda Le Monde, Mélenchon sostiene che un giornalista del quotidiano si è presentato a Belfort a un suo comizio affermando di essere di Libération, per ricevere un trattamento migliore. Per questo il leader dell’estrema sinistra aveva pensato a un’eventuale videosorveglianza. Ma soprattutto Mélenchon rinfaccia alla direttrice le sue posizioni troppo pro-Hollande, soprattutto nella politica estera. Per esempio quando Nougayrède aveva con un editoriale condiviso la possibilità di un intervento militare francese in Siria, con o senza la Nato, prospettato dallo stesso presidente francese. Le stesse posizioni politiche rinfacciate da una parte della redazione alla giornalista, che invece era arrivata alla guida del prestigioso quotidiano il primo marzo 2013, con l’appoggio della stragrande maggioranza dei colleghi. La Nougayrède appariva allora come una bravissima inviata fuori dai giochi interni di Le Monde, quale effettivamente era. E quale probabilmente è rimasta. Ma il problema è che il giornale continua ad andare male e bisogna gestire una riforma della versione cartacea oltre a sviluppare quella digitale.

E in mezzo ci sono tagli da fare e spostamenti interni verso la redazione del sito che tanti giornalisti non vogliono accettare. Mentre uno degli imprenditori che nel 2010 decise di salvare Le Monde dalla bancarotta, Xavier Niel, cerca di avere un peso più forte nelle decisioni prese, almeno a livello manageriale (e forse, avendoci messo un bel po’ di soldi, finora in perdita, non ha proprio tutti i torti). Tanto per non farsi mancare nulla, mercoledì a Le Monde è scoppiato un caso su su una vignetta di Plantu, che sarebbe stata censurata.