Si celebra la Pantera e tornano le contestazioni. All’inaugurazione della mostra fotografica “Bologna e i movimenti giovanili degli anni ’80 e ‘90”, presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Bologna, il collettivo Cua ruba la scena ai ‘padri’ contestatori, gli studenti del Coordinamento che nell’inverno tra il 1989 e il 1990 occuparono aule e facoltà universitarie, spazi pubblici e appartamenti, per scioperare e contestare la riforma dell’allora ministro Ruberti. “Nessuna memoria condivisa”, è lo slogan che recitano ad alta voce una trentina di ragazzi del Cua giunti nel quadriportico di san Giovanni in Monte sopra il quale si studia storia medievale e contemporanea. “Ci volete nei musei, ma ci troverete nelle lotte”, spiegano a gran voce dal collettivo. E l’affissione dei propri cartelli colorati, sotto le foto in bianco e nero della mostra, richiamano la protesta attuale contro la gestione dell’università del rettore Ivano Dionigi. Un excursus “storico” che va dal 2009, anno in cui il latinista è stato eletto, al 2014: quindi dal Dionigi “sponsor delle riforma Gelmini”, al 2010 con il rettore che “applica il modello Marchionne a ricercatori e precari”, fino all’oggi con “il modello Electrolux applicato con le amiche Coop”. E come se non bastasse il battesimo della mostra fotografica sulla Pantera bolognese viene interrotto nuovamente da un’altra ventina di ragazze e ragazzi dei collettivi di Atlantide, obbligati giusto un mese fa dal Comune di Bologna a sgomberare lo storico spazio del cassero di Porta Santo Stefano, dopo anni di gestione: “Le foto sono bellissime non lo mettiamo in dubbio, ma ci sembra di stare ad un funerale”, spiega un portavoce punk dei collettivi, “la città prima fa sgomberare il nostro spazio poi celebra chi occupava vent’anni fa? Non siamo merce vintage e non vogliamo finire in vetrina tra 20 anni. Ma soprattutto che c’entra il rettore e l’università in questa celebrazione?”.

Dionigi, che all’epoca della Pantera, era consigliere comunale del Pci, non arriva. Presente invece per l’Alma Mater è il prorettore Nicoletti che però, dopo pochi minuti in cui nel cortile si è formata a pochi metri dalle foto, una sorta di assemblea con attorno un centinaio di visitatori e contestatori, se ne va senza dire nulla. A gettare acqua sul fuoco è Luciano Nadalini, tra i protagonisti delle lotte del ’77 a Bologna, ma soprattutto il fotografo che ha scattato le foto tra l’89 e il ’91 in mostra e che con l’associazione UFO le ha archiviate e presentate al pubblico: “Siamo dentro la facoltà di storia perché quelle successe in quei giorni sono cose che vanno raccontate. Non è un funerale”. “State tranquilli dopo il ’68, il ’77 e l’89 il circolo delle celebrazioni è finito”, aggiunge ironico Valerio Romitelli, docente di storia delle dottrine politiche all’Alma Mater e autore dell’introduzione al catalogo della mostra, “quelli della Pantera furono gli ultimi giovani ad essere amati dalla politica, gli ultimi verso i quali il potere politico diceva ‘l’avvenire sarà vostro’. Oggi i giovani di fatto non esistono più: il futuro fa più paura del presente”.

Sono 100 le foto in mostra nel quadriportico di San Giovanni in Monte a Bologna fino al 16 maggio 2014. Cento scatti in cui vengono ritratti momenti che hanno fatto la storia della città e dei movimenti sociali dal 1989 al 1991: dal centro sociale occupato Isola nel cantiere in un’ala in ristrutturazione dell’Arena del Sole, alle occupazioni di appartamenti in via del Pratello, via Mascarella e delle facoltà universitarie; dai fotogrammi in cui gli universitari protestavano per la privatizzazione della mensa mettendo in fila vassoi e piatti per centinaia di metri per le strade di Bologna, al momento in cui vengono espulsi i giornalisti dall’assemblea studentesca in Aula Magna. Senza dimenticare, tra jeans dall’orlo alto modello ‘acqua in casa’ e giacconi con spalline fuori taglia, una foto in cui Claudio Lolli e Francesco Guccini salgono in cattedra in un’aula occupata di Scienze Politiche: dietro al maestrone di Pavana c’è una lavagna su cui è scritto ‘vietato fumare’, ma lui ha una sigaretta fumante tra le labbra che sembra la 20esima del pacchetto.