Appena due mesi fa il ministro Lorenzin inaugura in pompa magna il portale online Dovesalute (ne scrissi un post), una guida ai 44 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), con tanto di descrizione delle strutture, elenco dei servizi, tempo di degenza, indicazioni stradali, foto, contatti e voto degli utenti. Il ministro lo definisce “il Tripadvisor della sanità” e “una rivoluzione che porterà un cambio culturale”. Di sicuro non dentro al Ministero della Salute, che anziché sfruttare il sito web ha pensato bene di metterne in piedi un altro, quasi identico. Facendo pure finta di niente. Il 23 aprile in Gazzetta ufficiale viene pubblicata la delibera con cui il Cipe stanzia la bellezza di sei milioni di euro per il nuovo portale della “Trasparenza dei servizi della salute”. Stessa definizione che il Ministero usa per lanciare il primo. No comment.

Da copione sprecone, non è previsto che i due siti web si parlino. Il secondo deve integrare i dati del Ministero con quelli dei portali delle Regioni e Provincie autonome. Capofila del progetto è il Veneto. Deduzioni facili: la vetrina offerta dai due portali non cambia di una virgola (se non per numero di strutture ospedaliere ospitate); in tempi di spending review il Ministero della Salute spende e spande, connette per non connettere, non usa (ciò su cui ha investito) e getta direttamente.     

Il secondo gemello abortito è Doveecomemicuro, presentato lo scorso ottobre e inventato da un team di ricercatori indipendenti coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma. Il portale recensisce 1.233 strutture pubbliche e private accreditate e fa una selezione delle prime dieci divise per patologia. Certo, non è un sito governativo, ma perché non creare dei ponti o farsi venire in mente un piano di collaborazione?

Sempre il 23 aprile, il ministero della Salute, insieme all’associazione italiana Malati di cancro e all’Istituto superiore di sanità, mette online Oncoguida: il portale dedicato ai pazienti oncologici per informarsi sulle strutture più adatte alla cura della propria patologia. Uno strumento utile, visto che non vanta false copie in giro.  

Sul fronte trasparenza virtuale, un piccolo passo in avanti lo hanno fatto le aziende sanitarie. In base alla legge 190/2012 e al decreto 33/2013 entro il 31 gennaio 2014 dovevano dotarsi di un responsabile anti-corruzione, pubblicare online il piano triennale anti-corruzione, fornire il curriculum, l’atto di nomina e gli stipendi dei direttori. Libera e il Gruppo Abele con la campagna “Salute: obiettivo 100%”  hanno monitorato 422 aziende sanitarie, risultato: le Asl più virtuose sono in Basilicata (100% trasparenti) e in Liguria (100%), meritano la sufficienza quelle in Campania (62%) e la maglia nera quelle in Calabria (55%).