Ha un debito con Equitalia da 174mila euro e risponde con l’apertura del Museo della crisi. Obiettivo: raccontare le storie degli imprenditori strozzati dal fisco e puntare il dito contro la politica. L’ideatore dell’iniziativa si chiama Luigi Sciancalepore, nel 2009, dopo il mancato incasso di oltre 200mila euro di fatture, si è trovato a dover far fronte ad un debito per le tasse non pagate, innescando il vortice esattoriale che lo ha risucchiato. È partendo dal proprio vissuto che ha deciso di iniziare a raccogliere dati e materiali relativi agli imprenditori strozzati dalla crisi. Con un pensiero fisso a chi, sotto la pressione dei debiti, non ha trovato nessuna alternativa al suicidio. Articoli di giornale, statistiche e foto che l’imprenditore ha conservato per anni e, dallo scorso mese di marzo, ha deciso di mettere in mostra in un negozio sfitto a Lonate Ceppino, un piccolo centro della provincia di Varese.

Sciancalepore racconta di sé e della sua iniziativa: un crudo caleidoscopio di notizie e numeri. Articoli di giornale e dati statistici che, messi in fila, vogliono dare il senso del dramma della crisi: “Volevo dare un segno a tutti i colleghi pensionati, artigiani, alle imprese e ai disoccupati e a tutti quelli che non ce la fanno. Un modo per avere sempre un pensiero rivolto a loro nel nostro cuore. Questo è un museo dedicato a chi si toglie la vita, un modo per dire che non bisogna arrivare a tanto”. E quando gli si chiede se lui abbia mai pensato al suicidio risponde in maniera categorica: “Mai. Farò di tutto, ma non mi toglierò mai la vita. Uno non può suicidarsi per 174mila euro, la vita vale di più, è molto più cara, non bisogna suicidarsi, ma capisco chi lo fa”.

E l’imprenditore snocciola anche i numeri delle vittime: “Nel 2011 ci sono stati 148 morti, nel 2012 sono stati 133, nel 2013 invece le vittime erano 149 e nel 2014, ad oggi, sono già 64 quelli accertati dalle notizie, ma non sappiamo nulla di quelli che non arrivano agli onori delle cronache”. Numeri a cui l’imprenditore ha voluto dare anche una forma e un nome. Alle pareti sono appese delle riproduzioni di manifesti funebri, un elenco delle vittime suddivise per regione, mentre dal soffitto pendono centinaia di fantasmini di carta, uno per ogni morto.

“Mi hanno anche fatto una denuncia – racconta – una segnalazione alla Procura della Repubblica per istigazione al vilipendio della bandiera italiana e sono anche stato sentito dai carabinieri. È successo in vista del 25 aprile, qualcuno ha ritenuto che le mie vetrine fossero offensive perché c’era un manichino appoggiato alla bandiera italiana. Ma ho già spiegato che io non voglio in nessun modo offendere la mia bandiera, di cui vado orgoglioso”. Va meno orgoglioso della classe politica e ne ha per tutto l’arco costituzionale: “Mi hanno fatto togliere anche le foto dei politici che avevo messo sui manichini perché sarebbero un’istigazione al vilipendio delle istituzioni”. Sui manichini, seduti attorno ad un tavolo, erano state applicate le foto di Mario Monti, Matteo Renzi ed Enrico Letta, oltre a quella del presidente Giorgio Napolitano: “Sono quelli che a vario titolo hanno portato l’Italia a questo punto, presidenti non eletti e messi lì da Re Giorgio, dobbiamo ringraziare loro se oggi stiamo in queste condizioni”. Ma ne ha anche per Silvio Berlusconi, per Umberto Bossi e per “tutti quelli che hanno voluto e dato vita ad Equitalia, assieme a Befera e a Mastrapasqua”.

Oggi quelle foto sui manichini non ci sono più, Sciancalepore le ha tolte, ma sta già studiando il modo di riproporle, anche perché le pareti del suo museo ne sono piene: “Per il 25 aprile mi avevano oscurato la vetrina con dei sacchi neri. Qui non mi vogliono. Probabilmente do fastidio a qualcuno e in tempo di elezioni non è ben vista questa iniziativa, troppo antipolitica”.