Il sindaco di Torino Piero Fassino, dopo due anni da primo cittadino, dovrebbe essere ormai abituato alle contestazioni, ma a quella dei tifosi del Toro non ci sta e con aplomb gli sventola contro il dito medio. Dopo anni di trattative la giunta torinese ha stanziato un milione di euro per la ricostruzione dello stadio Filadelfia, il campo sportivo della squadra granata. Il sindaco, noto juventino, si presenta all’apertura dei lavori e viene duramente contestato dai tifosi granata che urlano: “gobbo di merda”. Subito dopo Fassino smentisce di aver fatto il gestaccio, ma le immagini de ilfattoquotidiano.it lo incastrano. Nelle stesse ore la Juventus vince lo scudetto, senza giocare, e migliaia di granata si danno appuntamento a Superga per la commemorazione della tragedia. Nel 1949 l’aereo della squadra si schiantò sulla collina torinese, ci furono 31 morti, tutta la squadra del Toro. Poi però Fassino ammette: “Un ristretto gruppo di ultras ha ritenuto di aggredirmi e insultare me e la mia famiglia preventivamente, persino con lancio di pietre, cosa che ha provocato una mia istintiva e umana reazione, di cui naturalmente mi rammarico. Comportamenti intimidatori non sono tollerabili. E comunque la mia reazione non era certo rivolta ai veri tifosi”.
Il “fallo di reazione” di Fassino arriva in un momento di impazzimento del rapporto tra calcio e politica. Prima la trattativa con i tifosi del Napoli per far disputare la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina all’Olimpico di Roma dopo che un tifoso era stato ferito in modo gravissimo da un colpo di pistola. Certo, una scelta dettata da esigenze di ordine pubblico in uno stadio gremito da 60mila persone, ma che ha reso interlocutori dello Stato personaggi inquietanti come il capo ultrà “Genny ‘a carogna”.
Il premier Matteo Renzi, dicendosi “sconvolto” dalla trattativa avvenuta in diretta tv davanti a 9 milioni di spettatori, ha annunciato per quest’estate una nuova riforma, questa volta degli stadi e delle loro modalità di frequentazione. Peccato che le norme già esistenti non vengano applicate perché giudicate troppo dure. Ieri il ministro dell’Interno Alfano ha fatto la voce grossa annunciando la possibile introduzione del “daspo a vita“. Peccato che, come documentato da ilfattoquotidiano.it, l’articolo 9 della legge Amato del 2007  preveda il divieto assoluto di vendere biglietti o tessere a chi ha subito il “divieto di accesso alle manifestazioni sportive”, senza porre alcun limite di tempo. La norma non è applicata perché l’esclusione a vita dalle manifestazioni sportive è giudicata troppo dura non solo dalle tifoserie, ma anche dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Che è un organismo del ministero dell’Interno. Immagini di Vittorio Bertola, montaggio Cosimo Caridi