Il Corriere della Sera? Per Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, oggi è una partecipazione come le altre che la compagnia delle Coop ha ereditato dai Ligresti. Eppure il 31 gennaio 2012, proprio al Corsera, il manager aveva dichiarato che ”di FonSai ci interessano le polizze, non le partecipazioni finanziarie“. In particolare sull’editore del quotidano, Rcs, ”noi facciamo polizze, non giornali. Ma da azionista interessato al valore della partecipazione, osserverei che questo valore dipende molto dalla credibilità cui grandemente concorre l’indipendenza delle direzioni e delle redazioni”, aveva detto. Poco meno di due mesi dopo i toni erano stati ancora più netti: “Non ci approcciamo a questa operazione con altri fini, non ci interesserebbe il portafoglio della FonSai per le partecipazioni nei cosiddetti salotti”, aveva dichiarato agli analisti in sede di presentazione del piano di integrazione tra Unipol e FonSai sottolineando che da parte di via Stalingrado non c’erano appetiti legati alle quote dei Ligresti in alcuni centri nevralgici del potere finanziario italiano. Poi le dichiarazioni sul tema sono andate via via stemperandosi, anche perché nel frattempo Rcs ha varato un aumento di capitale e Unipol lo ha sottoscritto mantenendo così inalterata la sua quota al 5,6% ”per ragioni di natura economica, i salotti non c’entrano”. Intanto però il valore della partecipazione è sceso parecchio: nel gennaio 2012 Rcs valeva 2,3 euro per azione e oggi ne vale 1,62. Di dividendi, poi, non se ne parla, mentre non sono esclusi altri costi da sostenere con nuovi aumenti di capitale. Su questo tema però Cimbri non si cimenta. “Siamo usciti dal patto di sindacato”, rivendica riferendosi al recente scioglimento pressoché unanime dell’accordo che riuniva tutti i grandi azionisti di Rcs. “Siamo azionisti, ma è una partecipazione come le altre”. Il distinguo è d’obbligo, perché in tema di azionisti, l’ad di UnipolSai nella sua compagnia le distinzioni le fa. E le rivendica  di Franz Baraggino e Gaia Scacciavillani