Giorgio Napolitano torna a invocare la riforma della giustizia, mette in guardia i magistrati da comportamenti “impropri e fuorvianti” e sembra rispondere ai ripetuti attacchi di Silvio Berlusconi e Beppe Grillo quando cita “reazioni aggressivamente faziose” nei suoi confronti. Lo fa nell’incontro a Quirinale con i magistrati tirocinanti, un evento che già nel 2011 fu teatro di una sonora strigliata alle toghe, esortate a evitare il “protagonismo” e a limitare l’uso delle intercettazioni telefoniche

Il presidente della Repubblica ha esortato il ministro Andrea Orlando ad avviare una riforma della giustizia tesa al “recupero dell’efficienza e alla restituzione di un rapporto di fiducia con i cittadini” con “soluzioni concrete e organiche”. Da troppo tempo – ha detto il capo dello Stato – “si invoca un rinnovamento che tarda ad arrivare”. Napolitano ha più volte ricordato le resistenze provenienti anche dalla magistratura. “Io ho personalmente sperimentato contraddizioni, incertezze, opposte pregiudiziali che hanno ostacolato i necessari processi di rinnovamento in diversi campi della vita istituzionale”, afferma oggi. “Le ho vissute dedicando non piccola parte della mia attenzione e delle mie energie alle vicende e alle problematiche dell’amministrazione della giustizia e del rapporto tra politica e magistratura.

Ai magistrati tirocinanti, il capo dello Stato raccomanda di “rifuggire dal sentimento di essere investiti da visioni improprie e fuorvianti, sentendosi sempre meno potere e sempre più servizio”. E di “evitare personalismi ed arroccamenti” nel loro lavoro. “Il ruolo dei giudici e dei magistrati – ha proseguito il presidente della Repubblica – esige equilibrio, tensione morale, serenità e sobrietà nei comportamenti professionali e anche in quelli privati. L’interpretazione delle leggi e la discrezionalità nel lavoro dei magistrati spiegano importanza che assumono le apparenze. Un magistrato non deve essere solo capace di mantenersi estraneo agli interessi di parte ma deve assicurare la sua immagine di imparzialità, come precisato nel codice deontologico”. I magistrati “rifuggano dai protagonismi” e mantengano “sobrietà nei comportamenti anche privati”, evitando “ogni atteggiamento che sia o possa apparire di parte”.

Un breve passaggio del discorso nel corso di quest’ultimo anno, che è stato “un forzoso prolungamento delle mie funzioni di presidente ho tenuto una condotta ferma e ancorata al principio della divisione dei poteri“, nonostante “le reazioni aggressivamente faziose che mi venivano opposte”. Il riferimento delle parole del capo dello Stato è agli ultimi attacchi ricevuti da Silvio Berlusconi (che più volte ha dato a Napolitano la colpa per le sue dimissioni del 2011, ma che è stato tra gli artefici della rielezione del presidente) oltre che da Beppe Grillo. “L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di più alto fervore ideale e morale e di riscoprire il senso della coesione nazionale” ha aggiunto tra l’altro il presidente della Repubblica.

I toni del Capo dello Stato rievocano quelli ci due settimane fa quando, in una lettera al Corriere della sera per la scadenza del primo anno del secondo mandato, il presidente ha parlato del “prezzo pagato in termini di consensi” a resistenze e faziosità”