Al Qaeda dietro l’aereo della Malaysia Airlines scomparso quasi due mesi fa? Il governo malese per ora nega, ma il quotidiano britannico Daily Mail continua a ripeterlo da qualche giorno: undici presunti terroristi con forti legami con il network quaedista sarebbero stati arrestati a Kuala Lumpur, anche grazie alle rivelazioni fatte a un tribunale di New York da Saajid Badat, un musulmano britannico di Gloucester. Badat – riporta il Daily Mail – sarebbe stato formato in Afghanistan per consegnare una scarpa esplosiva ai terroristi malesi, una scarpa che poi avrebbe avuto la funzione di scardinare la porta della cabina di pilotaggio. Il quotidiano britannico di destra va anche oltre e fa un profilo degli undici arrestati: fra essi uomini d’affari, studenti e persino una vedova. Tutte persone che ora, scrive il giornale, sarebbero sotto interrogatorio da ore e ore. 

Finora, centinaia di milioni di euro sono già stati spesi per la ricerca dei resti del volo MH370, che si presume sia caduto in mare con 239 persone a bordo. Secondo il Daily Mail, anche esperti dell’FBI americano e dell’MI6 britannico starebbero coadiuvando le autorità malesi nell’interrogatorio degli undici arrestati, le cui età vanno dai 22 ai 55 anni. Una cosa però è certa: su quell’aereo erano presenti oltre due tonnellate di carico non registrate ufficialmente e ora il Daily Mail e altri giornali in tutto il mondo adombrano il sospetto che proprio quel trasporto speciale possa essere la chiave per spiegare la scomparsa dell’aereo. Di sicuro l’aereo trasportava tonnellate di frutta tropicale. Ma oltre ai prodotti della natura, si teme a bordo ci fosse materiale che qualcuno non voleva che arrivasse a destinazione. Tutte ipotesi, chiaramente, ma del resto è da due mesi a questa parte che la stampa internazionale e le autorità malese e cinese procedono in questo modo. 

Il Daily Mail – che sostiene di aver avuto conferme sulla pista terroristica da un non meglio identificato ufficiale malese – scrive inoltre che dietro all’idea di colpire la Malesia ci sia anche Khalid Sheikh Mohammed, uno dei principali progettatori dell’attentato al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001. A rivelarlo, Badat, il britannico tenuto nascosto nel Regno Unito e interrogato dal tribunale di New York in una diretta video. Il quotidiano britannico – che è a metà strada fra un tabloid e un giornale tradizionale – non è comunque nuovo a rivelazioni su Al Qaeda che poi sono state talvolta smentite successivamente. Al momento, un portavoce del ministero degli Esteri malese ha definito le rivelazioni del Daily Mail “informazione spazzatura”. Anche il mistero delle oltre due tonnellate di carico sfuggite ai controlli è stato smentito da Kuala Lumpur. Il governo ha detto che si trattava di “parti radio e batterie”, cercando di porre fine alle varie teorie del complotto che si andavano profilando.

Intanto saranno estese ulteriormente le ricerche nell’Oceano Indiano dell’aereo, scomparso l’8 marzo con 239 persone a bordo, e copriranno un’area molto più vasta del fondo oceanico. Il vice primo ministro australiano Warren Truss, dopo una riunione a Canberra con alti funzionari malaysiani e cinesi, ha spiegato che il summit mira a concordare le prossime fasi operative. “Altre riunioni sono in programma con esperti internazionali – ha aggiunto Truss – per analizzare tutte le informazioni e i dati e raccolti finora, nelle ricerche che hanno già coperto 4,64 milioni di kmq, senza trovare alcun segno del relitto. La settimana scorsa il primo ministro Abbott aveva annunciato la conclusione ufficiale delle ricerche aeree e l’espansione di quelle sottomarine.

Uno degli elementi chiave sarà di intraprendere una mappatura oceanografica più dettagliata delle aree di ricerca prospettate, che in massima parte non sono mai state mappate prima – ha aggiunto Truss. “Per la prossima fase che impiegherà veicoli autonomi, sonar e con altre capacità, potenzialmente a grandissime profondità, sarà necessaria una buona conoscenza del fondo oceanico”. Continuerà le operazioni anche il sottomarino telecomandato Bluefin-21 noleggiato dalla Marina Usa, oltre a navi australiane, malaysiane e cinesi, mentre un aereo da ricognizione P-3 dell’aeronautica australiana rimarrà in stand-by per seguire nuovi indizi. “Siamo impegnati a fondo a ritrovare lo MH370”, ha detto il coordinatore delle operazioni, l’ex comandante delle forze armate australiane Angus Houston, avvertendo però che le ricerche potranno richiedere ancor da 8 a 10 mesi.