Dicono che il senso della vita consista nel cercare una forma all’interno della propria esistenza, che non sia solo mera accettazione di un ruolo che ci si è obbligatoriamente imposti per necessità, ma il raggiungimento di uno stato di appagamento professionale, personale o economico, che ci renda felici.

D’altra parte, ricercare la propria dimensione nella realtà è cosa tutt’altro che semplice e può richiedere anni, può implicare il vagabondare da un Paese all’altro e la necessità di compiere scelte spesso estreme.

Daniele, 37 anni, è una di quelle persone che potremmo chiamare ricercatrici della forma, una definizione che non ha nulla a che vedere con la ricerca della perfezione o il senso di inadeguatezza che nasce nel rimanere incastrati in una realtà piuttosto che in un’altra, ma è il raggiungimento di quella propria dimensione che sia abbastanza soddisfacente, da farci smettere di cercare.

Nato 1977, dopo un diploma di Liceo Classico, un anno di Servizio Civile e una laurea in Scienze della Formazione a Verona, Daniele inizia la sua prima tappa alla ricerca di sé, a Dublino. Nell’affascinante capitale della Repubblica d’Irlanda, Daniele inizia a lavorare, con un contratto di tutto rispetto, a diretto contatto con ragazzi non udenti e non vedenti. Nonostante le buone premesse, decide dopo quasi due anni di tornare in Italia, dove inizia a lavorare presso una Rsa, una struttura extraospedaliera che fornisce prestazioni sanitarie e trattamenti riabilitativi. Nel giro di poco tempo riesce ad ottenere una promozione nel coordinamento di una cooperativa sociale con contratto a tempo indeterminato, ma il lavoro d’ufficio non fa per lui e decise di rinunciare.

Dopo questa, da lui stesso definita pura follia, ottiene un visto e parte per Vancouver, dove rimane per ben 10 mesi, lavorando sia presso il Centro Culturale Italiano sia in un negozio di abbigliamento per ammortizzare le spese. Non soddisfatto a tutti gli effetti, decide di tornare nuovamente in Italia, dove inizia a lavorare, forte anche della buona conoscenza dell’inglese, come insegnante di lingua per varie scuole, ma sempre con contratti insoddisfacenti.

Dopo tanto vagare, Daniele prova a scommettere definitivamente sull’Inghilterra, in particolare Londra.

“Nel 2008 ho iniziato seriamente a pensare dove mettere radici – ci racconta – e trovare finalmente la mia forma. Ho scelto l’Inghilterra come ultima tappa del mio viaggio. Sono andato a Londra semplicemente perché ero stanco della mentalità italiana e della situazione socio-politica, ma ovviamente trovare lavoro è stata dura. Londra non è l’eldorado che ci aspettiamo. E’ molto costosa, c’è molta competizione e anche qui il mercato, soprattutto in certi ambiti, è ormai saturo e saturo anche di italiani”.

Dopo varie ricerche e non senza difficoltà, Daniele riesce comunque a trovare lavoro in un asilo bilingue privato e, dopo qualche mese, in una scuola pubblica elementare come insegnante di sostegno. Da qui inizia a lavorare come TA, Teaching Assistant in una scuola privata molto rinomata, studiando allo stesso tempo per prendere il Diploma inglese (il nostro diploma di maturità) ed accedere così all’esame nazionale di inglese e matematica che tutti gli aspiranti insegnanti devono obbligatoriamente passare.

Durante questo lungo periodo di sacrifici, Daniele ha anche combattuto a lungo per ottenere la possibilità d frequentare un corso per lavoratori full time, chiamato PGCE, Postgraduate Certificate in Education, un percorso equivalente alla vecchia SISS italiana, necessario per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole inferiori e superiori. “Mi pago il corso a rate di 450 sterline che vengono detratte dal mio stipendio mensile. Dall’anno prossimo, però, avrò finalmente la possibilità sia di guadagnare di più (una media di 28.000 sterline l’anno) sia di poter insegnare tutte le materie, latino incluso, nelle scuole primarie, che è in fondo quello che mi piace fare”.

“Dire che l’Inghilterra mia stia garantendo un futuro migliore– continua – non è una domanda che trova facili risposte. Dipende molto da quali sono le cose che rendono il nostro futuro migliore. In termini economici, salvo rare eccezioni, gli stipendi sono relativamente bassi. A Londra, anche se si fa fatica ad ammetterlo, ti senti sempre povero. Gli stipendi non sono spesso adeguati al costo della vita e la vita sociale è ardua perché frenetica ed è molto difficile stringere affetti e legami interpersonali di un certo spessore. Quello che invece apprezzo di Londra è ben altro. Sto bene qui perché la società è più aperta e meno corrotta. Si ha un profondo senso di libertà e quella consapevolezza di avere sempre delle opportunità in mano, cosa che sinceramente in Italia, pur non avendo mai avuto grandi problemi, non sono mai riuscito a provare. Che dire, sono partito per trovare la mia dimensione e penso di poter affermare finalmente di averla trovata, a mio modo.”