Già al liceo Stefano Gurciullo era affascinato dalla lotta alla criminalità organizzata. Oggi, sei anni dopo, il suo studio sull’infiltrazione delle cosche mafiose nei tessuti economici è stato ripreso da MIT Technology Review, una delle più importanti riviste scientifiche statunitensi. Dottorando presso la University College London (UCL) e caporedattore di Quattrogatti.info, in una conversazione con ilfattoquotidiano.it, Gurciullo spiega come, prima di intraprendere la sua ricerca, sia stato necessario comprendere il modo in cui le cosche si infiltrano all’interno del tessuto economico. 

I principali metodi sono quattro e puntano tutti a mettere in difficoltà l’azienda presa di mira per poi impossessarsene. Il primo sistema si chiama “super-pizzo”. Secondo i dati dello studio, la mazzetta corrisponde solitamente al 2-3 per cento del fatturato, mentre il “super- pizzo” si aggira intorno al dieci, comprimendo oltre misura i margini di profitto. Il secondo metodo è invece quello della fornitura “mafiosa”: la cosca obbliga la società selezionata a utilizzare determinati fornitori e comprare materie prime e prodotti a prezzi maggiorati rispetto a quelli di mercato con relativo aumento dei costi e riduzione dei profitti. Poi c’è il “controllo della forza lavoro”, dove la cosca obbliga l’azienda ad assumere dipendenti collusi ottenendo due risultati: riduzione della capacità di controllo del processo aziendale da parte dei legittimi proprietari e diminuzione della produttività dell’azienda. Il quarto metodo è infine il più diretto. Tramite la corruzione la cosca si assicura che l’azienda sotto attacco non vinca appalti. Quest’ultima quindi, per poter far fronte ai suoi costi fissi, finisce per indebitarsi. A quel punto l’azienda viene “salvata” dai clan che intervengono come investitori.

Dalla comprensione dei metodi della malavita alla teoria delle reti usata da Gurciullo il passo è breve. “Il mio lavoro – spiega il ricercatore – è la trasposizione di un set di dati sull’interazione di più parti di un sistema in un grafico che evidenzia nodi e legami”. Come funziona? Nella sua ricerca, più un nodo è grande più è voluminoso il fatturato della realtà che rappresenta. Inoltre, maggiore è il numero dei legami che si diramano da un nodo, più questo è centrale nel sistema. Un esempio può aiutare a fare maggiore chiarezza. Secondo i dati usati dallo studio (2002) le società presenti a Porto Empedocle erano 1389. Di queste soltanto il 30 per cento aveva più di quattro impiegati e appena lo 0,05 per cento più di dieci. La teoria delle reti ha messo in relazione queste aziende e le loro transazioni. Il grafico ottenuto è stato poi confrontato con le informazioni fornite a Gurciullo dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e questo ha portato a verificare l’esistenza di una forte correlazione tra “i nodi” più grandi, con il maggior numero di legami e le indagini in corso. La conclusione? Più “un nodo” è importante all’interno di un determinato sistema rete, maggiori sono le possibilità che la società sia controllata da una cosca.

Tuttavia, è importante sottolineare che l’esistenza di una correlazione non implica una relazione di causa-effetto. Nonostante questo, le potenziali applicazioni dello studio sono importanti. Se la Dia avesse i dati necessari per mappare una regione, potrebbe estrapolare i “nodi” più importanti e utilizzarli come riferimento per guidare la scelta dei giudici sulla concessione o meno di autorizzazioni per procedere con indagini o perquisizioni. Al momento in Italia ci sono diversi metodi di prevenzione, valutazione e contrasto all’infiltrazione mafiosa. Tra questi il recente rating antimafia, il lavoro di intelligence fatto dalla Dia, e la legge che prevede la confisca da parte dello Stato delle azienda mafiose dopo la condanna del titolare. “Al momento in Italia – sottolinea Gurciullo – non esiste una metodologia simile a quella proposta dal mio studio ”. Infatti i dati di polizia, Dia, camere di Commercio e altre istituzioni non sono comunicanti e si perde dunque molto del potenziale alla lotta alla criminalità.