La disinformazione scientifica è un grave problema in Italia. Per questo, dopo i miei studi da biotecnologo, ho intrapreso la carriera (se tale dovrà essere) di giornalista scientifico. Perché si ha sempre l’impressione che la scienza serva agli scienziati e che quindi solo loro debbano ascoltare la scienza, solo loro debbano interessarsi di questioni scientifiche.

Mentre la scienza si porta con sé un approccio, quello scientifico, che è utile per tutti. Un metodo, una ricetta per cercare di limitare le nostre irrazionalità e i nostri pregiudizi (che ognuno di noi ha). E quando non sperimentiamo questo metodo, non lo conosciamo, o peggio, non ci interessa conoscerlo, è facilissimo cadere nell’emotività. Facile credere che un fenomeno causi l’altro, senza porci il dubbio se i due fatti siano realmente legati. Facile farsi imbrogliare, credere a cose inesistenti o che sembrano vere, ma non sono tali.

Nell’ultimo anno un caso su tutti, il metodo Stamina.

Ha illuso famiglie e tantissime persone, anche piene di cultura, che si son fatte “fregare”. E li capisco. Perché per chi non è del campo come si fa a capire se uno dice cavolate scientifiche? Come si fa a capire se uno è realmente competente in materia? Sarà un esperto veramente oppure è solo uno che dice di esserlo? Molti di noi del settore l’avevano smascherato da subito, grazie a qualche ricerca seria su internet e al dialogo con persone che certe cose le studiano da vent’anni. I media ci sono arrivati dopo otto mesi. E chi non è del settore? Chi trema nel vedere un’equazione e appena sente parlare di scienza si sente inferiore? Queste persone hanno il diritto di sapere come stanno le cose. Soprattutto, queste persone hanno diritto (e dovere) di recepire quelle regole base per interpretare le notizie che girano sul web, creandosi una sorta di anticorpo contro le bufale.

E quindi cosa si può fare?

Dal 19 al 24 Maggio andrà in scena in tutta Italia l’evento nazionale  “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza”. A organizzarlo essenzialmente studenti universitari, con l’aiuto di docenti, giornalisti di professione e appassionati di scienza. Il movimento promotore, di cui io sono coordinatore nazionale, si chiama Italia Unita Per La Scienza e sta organizzando tutto quanto con l’aiuto di Pro-Test Italia, Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani e Città della Scienza di Napoli. Italia Unita Per La Scienza è un movimento culturale nato l’anno scorso con l’organizzazione dell’evento nazionale “Italia Unita per la corretta informazione scientifica”, 8 Giugno 2013. Nel giro di un mese e mezzo e senza alcuno sponsor si mossero 16 città, con adesioni di tutto rispetto, coinvolgendo 90 relatori esperti nei vari campi della scienza. La manifestazione fu un successo e vi fu pure un articolo su Science.

Ma tutto questo non bastava. Si era mossa una piccola pietra, ma c’era ancora una montagna da spostare.

Eccoci quindi di nuovo in corsa, con la voglia di fare le cose in grande. Quest’anno le città partecipanti saranno almeno 25, da Milano a Catania, da Trieste a Bari. Abbiamo un nuovo sito, una pagina Facebook aggiornata e una raccolta fondi online che terminerà il 7 Maggio (se volete aiutarci economicamente fate in fretta).

Perché tutto questo?

Perché purtroppo nessuno ci paga e per organizzare eventi servono soldi, tanti. E noi vogliamo coprire le spese scegliendo i luoghi più adatti per convegni e giornate che siano interattive, coinvolgenti. Questo anche per venire incontro alle critiche che ci erano state rivolte l’anno scorso sulla “comunicabilità” dell’evento.

E perfezionare l’aspetto comunicativo non è solo un vezzo: è un obiettivo importante per migliorare la comunicazione della scienza, per condividere col cittadino la cultura scientifica.

Perché il nostro obiettivo è, innanzitutto, trasmettere a chiunque assista agli eventi che lo spirito critico è un’arma importantissima per costruire un Paese migliore, meno populista e più obiettivo. Una cittadinanza più in grado di agire razionalmente, senza far sì che l’emotività prenda il sopravvento, specie su argomenti che riguardano la salute, la medicina, l’alimentazione, l’ambiente.

Confidiamo nella massima diffusione, sperando che venga colta l’importanza di un’iniziativa come questa, che è nata “dal basso”, da un manipolo di giovani e che sta, pian piano coinvolgendo tutta Italia. Non per parlare di calcio, non per parlare della tanto inflazionata malapolitica, ma per parlare di scienza e approccio scientifico. Qualcosa che sembra così di nicchia e che è invece una delle cose di cui abbiamo maggiormente bisogno per le scelte, in ogni ambito, di oggi e di domani.

Info: italiaunitaxlascienza@live.com
www.italiaxlascienza.it