In principio fu OXO

Era il 1975 quando la Atari, fondata nel 1972 da Nolan Bushnell, lanciò la versione familiare di Pong; il gioco, presente da tre anni sul mercato dei coin-op (i videogiochi a monete), e ora da collegare con una console al televisore di casa, avrebbe rivoluzionato per sempre la vita quotidiana di milioni di persone con la nascita dell’industria dei videogame. Pong era stato inventato da un ingegnere, Al Alcorn, e simulava una partita di ping pong. Non fu però il primo videogioco della storia, e non era nemmeno basato su un’idea originale. Il primo a realizzare un ping pong elettronico per apparecchi televisivi (Odissey), per conto dell’azienda che li produceva (la Magnavox), era stato, nel 1972, un altro ingegnere: Ralph Baer.

Il primo videogame in assoluto sembra sia stato realizzato almeno vent’anni prima: progettato per un computer EDSAC (Electronic Delay Storage Automatic Calculator), doveva servire di ausilio alla tesi di dottorato del suo inventore, Alexander Sandy. Simulava il gioco del tris, ed è per questo noto anche come Noughts and Crosses (“zeri e croci”); è però meglio conosciuto con il nome di OXO. Nel 1958 sarebbe arrivato Tennis For Two, un simulatore di una partita di tennis che usava, come schermo, il monitor di un oscilloscopio; il gioco, inventato dal fisico William Higinbotham, doveva far svagare i visitatori di un laboratorio di Long Island (Brookhaven National Laboratory). Il 1962 sarebbe stata la volta di Spacewar!, realizzato per un mainframe (PDP-1), all’interno del Massachussets Institute of Technology (MIT), da un giovane informatico (Steve Russell) insieme ad alcuni suoi colleghi. Spacewar!, il primo videogioco davvero degno di questo nome, ha dato l’abbrivo al fortunato filone delle battaglie spaziali. A fronteggiarsi due astronavi, di diversa forma, che si combattevano a forza di missili. Negli anni avvenire ne avremmo visto delle belle.

I magnifici anni Settanta

Nel settembre 1971 esordisce Galaxy Game, il primo coin-op arcade (“da sala”) mai prodotto. Era una trasposizione di Spacewar!, ma non sbarcherà mai in una sala giochi o in un bar; creato all’interno dell’ateneo di Stanford, non avrebbe superato le quattro mura accademiche. Due mesi dopo, ideato da Bushnell e da Ted Dabney (l’ingegnere elettronico che con lui avrebbe fondato Atari), viene messo in commercio su larga scala Computer Space, un altro nipotino arcade di Spacewar!; il geniale Bushnell, per realizzarlo, aveva riattato a laboratorio la cameretta della figlia. Il nuovo gioco spaziale fu un insuccesso; qui l’astronave era una, e doveva vedersela con due dischi volanti.

Nel 1973 Dabney avrebbe lasciato Atari, dove l’anno seguente sarebbe arrivato un giovane dal radioso avvenire: Steve Jobs. A lui, e all’amico e programmatore Steve Wozniak, si devono le migliorie apportate all’hardware di Breakout (1976), realizzato da Alcorn su un’idea dell’ingegnere Steve Bristow e del solito Bushnell. Il videogioco aveva come scopo quello di abbattere un muro con una sfera, fatta rimbalzare contro i mattoni da una piccola barra che si muoveva lungo una linea orizzontale. Nel 1978 si sarebbe evoluto in Super Breakout; nel 1986 nel fortunatissimo Arkanoid, commercializzato dalla giapponese Taito e ispiratore di tantissimi cloni.

Gli anni Settanta sono anche quelli che hanno dato i natali a crash games come Destruction Derby (1975) e Death Race (1976), debitore di un distopico film di Paul Bartel (Death Race 2000, 1975) e accusato di fomentare comportamenti violenti; furono prodotti entrambi dalla Exidy, un’azienda, fondata da H. R. “Pete” Kauffman, molto attiva sul mercato degli arcade games. Nel 1978 si sarebbe aperta, per i videogame, l’“l’età dell’oro”. È l’anno in cui appare Space Invaders. Ai “marzianetti” ideati da Tomohiro Nishikado per la Taito arrise uno straordinario successo: in Giappone, a causa della fortissima diminuzione delle monete da 100 yen in circolazione – quelle da inserire nei cabinati delle sale gioco in cui era presente il videogame –, si dovette provvedere a coniarne di nuove. Space invaders, distribuito negli Stati Uniti nello stesso 1978, avrebbe fatto qui il bis. Soltanto Football (1978), un simulatore di football americano prodotto da Dave Stubben per Atari (su un’idea di Bristow), riuscì iniziamente a contrastarlo. Non riuscì però a tenergli testa a lungo, malgrado l’innovativo trackball.

L’appuntamento con gli anni Ottanta alla prossima puntata.

Massimo Arcangeli
Sandro Mariani