Piantine di marijuana nel giardino davanti al Comune di Rimini “per promuovere l’autoproduzione della canapa e contrastare, così, il narcocapitalismo”. E’ andata in scena il primo maggio, festa dei lavoratori, la manifestazione dei centri sociali del Nord Est, dell’Emilia Romagna, delle Marche e Napoli Project intitolata “Seminiamo indipendenza”, che nell’ambito di una campagna nazionale di sensibilizzazione legata al tema della liberalizzazione delle droghe leggere ha visto un gruppo di attivisti mascherati da foglie di marijuana piantare una ventina di pianticelle di canapa in un’aiuola del cortile di Piazza Cavour, sede dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco del Partito Democratico Andrea Gnassi.

Un’azione, spiegano i militanti dei centri sociali sul sito globalproject.it “volta a ridare centralità all’autoproduzione di cannabis come pratica in grado di costruire forme comuni e radicali di antiproibizionismo. Autoprodurre oggi – raccontano i collettivi, che hanno messo in atto una simile forma di protesta a Treviso, Schio e a Trento – significa innanzitutto contrastare il narcocapitalismo, ossia quel rapporto esistente tra governance finanziaria e mercato delle sostanze stupefacenti. Un rapporto che, negli anni di maggiore intensità dei processi di finanziarizzazione dell’economia, ha rappresentato un importante terreno di accumulazione, capace di agire su larga scala con meccanismi di rendita e speculazione nei nostri territori”.

Una campagna che, secondo gli attivisti, andrebbe oltre il tema della liberalizzazione delle droghe leggere, già oggetto di dibattito in Italia sia nelle sedi istituzionali nazionali, sia in quelle locali: “Promuovere l’autoproduzione della canapa significa anche guardare al di là della semplice legalizzazione, che sostituirebbe il monopolio di Stato ai profitti privati e che non renderebbe realmente libera la coltivazione della pianta ed il suo uso. Questa settimana di semina rappresenta un momento di liberazione della cannabis dalla criminalizzazione e dall’oscurantismo di cui è stata oggetto grazie a leggi proibizioniste come la (ex) Fini-Giovanardi o la Jervolino-Vassalli. Vogliamo valorizzare il carattere naturale della canapa, la possibilità di inserirla nei cicli di agricoltura biologica e biodinamica che si contrappongono allo sfruttamento intensivo della terra, alle coltivazioni ogm, alle filiere agro-industriali”.

La protesta si è svolta a pochi passi dalle giornate del lavoro organizzate dalla Cgil e ha attirato non poca attenzione nella Capitale del divertimento: curiosi, passanti, e infine anche le forze dell’ordine, che poche ore prima che l’iniziativa sindacale prendesse avvio, con tanto di ospiti istituzionali, hanno rimosso le pianticelle e i cartelli lasciati dai manifestanti, salvaguardandone una sola probabilmente per non oscurare completamente l’iniziativa dei collettivi. “Noi non ce ne siamo accorti – spiega Graziano Urbinati, segretario generale della Cgil di Rimini – in ogni caso penso che tutte le proteste, purché non violente, siano legittime”.

Contrastanti, invece, sono state le reazioni della politica alla manifestazione, che ben presto potrebbe vedere nuovi blitz dei collettivi anche in altri “spazi pubblici o simbolici di tante città italiane”, destinati a diventare “momenti di socialità e di informazione critica per uno scambio di conoscenze e saperi rispetto alla pianta ed alle sue enormi potenzialità di utilizzo multifunzionale”. “Sulla vicenda – spiega Luigi Camporesi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Comune a Rimini – posso esprimere solo un’opinione personale, ma penso che dopo tutti i miliardi spesi dal governo degli Stati Uniti nella lotta contro l’uso delle droghe pesanti gli stati nazionali debbano rivedere le proprie politiche sul tema. Sicuramente è il momento che il governo si interroghi sulle risorse destinate a sostenere questo tipo di campagne”.

“Io sono a favore di questa iniziativa e in generale della depenalizzazione del consumo e della produzione di marijuana – commenta Franco Grillini, consigliere regionale del Gruppo misto e primo firmatario della legge per l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico – l’autoproduzione da un lato andrebbe a colpire il narcotraffico, e dall’altro danneggerebbe la criminalità organizzata, che come sappiamo trae profitto dal commercio di sostanze stupefacenti. E’ folle che si vieti per legge la possibilità di coltivare una pianta, specie dopo tutti i referendum internazionali, le ricerche e gli studi in materia. In Italia, tuttavia, la normativa è paranoica perché, oltre alla cannabis, impedisce persino la coltivazione di canapa da tessuto, una pianta straordinaria dalla quale si potrebbero ricavare plastica, medicine, alimenti e altri prodotti, portando beneficio a tutta l’agricoltura”.

Più critico, invece, è il consigliere regionale di Forza Italia Fabio Filippi, autore di un progetto di legge per disciplinare l’obbligatorietà del test antidroga per gli eletti in Regione Emilia Romagna, poi bocciato dalla maggioranza. “Chi ha messo in atto quella falsa protesta sono sbandati che vogliono che le droghe leggere siano legalizzate. Quando una persona assume una droga il suo cervello si disconnette dalla realtà, e quella persona diventa una bestia. L’uomo, invece, deve sempre essere equilibrato così come è di natura, tutto quello che va contro questo stato naturale è dannoso, porta alla violenza, alla criminalità. Il mercato delle droghe leggere non ha bisogno di alcuna agevolazione. Più tossicodipendenti ci sono in Italia, più la società ne risente”.