Un anno orsono, per la precedente campagna elettorale, avevo cercato di analizzare la psicologia del “voto contro”. Sono dell’avviso che questa motivazione prevalga, rispetto al voto di appartenenza, per cui ritengo che un grande numero di elettori, forse addirittura la maggioranza, voti non perché condivide il programma di un partito politico ma per avversare e “metterla in quel posto” ad un altro. Fino a quando esistevano due grandi coalizioni che si contrapponevano il “voto contro” era relativamente facile. Ad esempio se io ero antifascista, anti destra e anti Berlusconi dovevo votare per uno dei partiti della sinistra mentre, viceversa, se mi sentivo anticomunista e antiPd votavo a destra. Il “voto contro” rispetto al “voto per” aveva ed ha due rilevanti vantaggi: posso sentirmi libero di non appartenere al partito per cui voto: in questo modo se la compagine politica compie errori o non adempie alle promesse elettorali mi sentirò meno “coglione”.

In Italia è storicamente più facile impedire a qualcuno di governare piuttosto che trovare la forza elettorale per avere una maggioranza coesa e unita: per questo motivo col voto contro proverò molta più soddisfazione. Ad esempio nell’ultima tornata elettorale coloro che hanno votato a sinistra possono essere contenti di aver impedito, per un soffio, la vittoria di Berlusconi, quelli che hanno votato a destra possono essere soddisfatti perché hanno impedito a Bersani di avere la maggioranza anche al Senato, quelli che hanno votato per Grillo o altri partiti ritengono di aver contrastato adeguatamente sia gli uni che gli altri. Nessuno di costoro potrebbe essere pienamente soddisfatto se avesse votato per un progetto politico.

In questa campagna elettorale, caratterizzata dalla mancanza di coalizioni, tre grossi partiti si contrappongono per cui coloro che hanno sempre votato contro qualcuno si trovano in difficoltà perché devono scegliere fra gli altri due. Credo che sia per questo motivo che nei sondaggi il numero degli indecisi è molto più ampio rispetto al passato ed è per questa strana situazione che le ultime due settimane di campagna elettorale saranno cruciali per definire i flussi di elettori che, contrari a Berlusconi, Renzi o Grillo, dovranno scegliere fra uno degli altri due.

Le difficoltà per coloro che “votano contro” sono oggettive. Proviamo ad analizzarle:

1) Se sono antifascista, anti Berlusconi, anti destra potrei votare per Renzi ma mi verrebbe il dubbio che lui allargasse l’accordo di governo a Forza Italia. Potrei allora scegliere Grillo ma oggettivamente un grande successo del movimento 5 stelle porterebbe, inevitabilmente, al fallimento di Renzi e al ritorno di Letta con una grande coalizione. Solo, infatti, la vittoria netta di Renzi può definitivamente affossare la capacità di interdizione berlusconiana.

2) Se sono visceralmente anticomunista, anti Pd e anti Renzi potrei scegliere Grillo ma, per il ragionamento di prima, spingerei inevitabilmente, con una sua vittoria, gli altri partiti alla grande coalizione che forse potrebbe addirittura rafforzare la necessità del governo Renzi e delle sue riforme istituzionali. Optare per Berlusconi mi metterebbe nel dubbio che lui, finita la campagna elettorale, appoggi Renzi, oltre che per le riforme, anche per il governo.

3) Se sono anti populista, anti Grillo e anti setta 5 stelle avrei gli stessi dubbi. Se voto Berlusconi tolgo forza a Renzi che è l’ultimo baluardo anti grillino, se voto Renzi potrei pensare che una parte del Pd voglia negli anni accordarsi con una componente del Movimento.

I dubbi contraddittori, che qualcuno giudicherà cervellotici, ma che sono reali e che ho sentito formulare da molti negli ultimi giorni sono, come abbiamo visto, complessi. I partiti politici sanno che una fetta molto consistente di elettori sono bloccati da queste congetture e molti, che hanno sempre “votato contro” , potrebbero rifugiarsi nell’astensionismo.

Per questo motivo le strategie per le prossime settimane, a mio avviso, cercheranno di andare in due direzioni:

1) Ognuno dei tre contendenti tenderà a far apparire gli altri due come simili per renderli un unicum agli occhi dell’elettorato. Renzi afferma che gli altri sono due vecchi comici, miliardari, dittatori nei loro partiti, conservatori che rifiutano l’innovazione. Grillo ha coniato il termine Renzusconi e, mettendo i bastoni fra le ruote in parlamento su ogni provvedimento, fa di tutto per costringerli a governare assieme. Berlusconi descrive gli altri due come di sinistra, contro i valori della famiglia, della chiesa e della patria.

2) Ognuno tenderà ad apparire il più acerrimo avversario degli altri. Solo il peggior avversario tende ad avere infatti il voto di coloro che “votano contro”. Assisteremo a sparate sempre più pirotecniche. Mafioso, Hitler, dittatore, e chi più ne ha più ne metta.

Ho la speranza che molti di coloro che “votano contro” abbiano il desiderio di costruire qualcosa. In un panorama politico caratterizzato da macerie in cui urla, strepiti, litigi e invettive sono all’ordine del giorno spero che cominci a emergere il desiderio di costruire qualcosa per il futuro dell’Italia e dei nostri figli. In queste elezioni il vero voto contrario ai politicanti urlatori, esasperanti, che sparano fanfaluche e che non costruiscono nulla di buono ma vogliono solo distruggere è un voto in cui si scelgono persone serie che vadano in Europa per costruire un continente pacifico e prospero che guardi al futuro.