Dieci candidati sindaco, 33 liste e un esercito di 1188 aspiranti consiglieri. Tanti, tantissimi ma non abbastanza da far passare inosservati quei tre nomi. Anna Esperanza Diomede, Francesco Laraspata e Danilo Dammacco. Nell’elenco dei candidati, a chi Bari la conosce almeno un po’, quei tre nomi non scivolano via come gli altri. Perché loro, poco meno che trentenni, hanno una biografia ingombrante: sono tutti appartenenti a famiglie collegate ai clan della malavita locale.

Esperanza, la prima a saltare agli occhi. Ventidue anni, parrucchiera, candidata nella lista Semplicittà, ma soprattutto figlia di Michele Diomede – appena scarcerato dopo una condanna a 25 anni per omicidio – e nipote di Antonio, detto Tetè, scomparso, probabile caso di lupara bianca. Francesco, in arte Terremoto inserito nelle fila di Realtà Italia, figlio di Leonardo Laraspata, ucciso nell’aprile del 2000 a 39 anni per un regolamento di conti tra clan. Un agguato in piena regola consumato sotto gli occhi di moglie e figlia. Sua madre, Luisa, si è miracolosamente salvata, nel 2006: un colpo di pistola per errore ha colpito lei anziché un componente di un’altra famiglia storicamente rivale, davanti al bar dato alle fiamme di recente per una presunta vicenda di racket, della quale lei però si dice estranea. Danilo Dammacco, infine, è candidato nella lista Decaro per Bari ed è figlio di Mario, condannato per traffico di droga nel clan Strisciuglio.

Tutti nomi che il pm Michele Emiliano conosceva benissimo, perché la criminalità era il suo pane quotidiano quando dal 1995 al 2003 era nella Dda di Bari. Nomi che oggi, il suo delfino, Antonio Decaro si ritrova a dover gestire come una bomba tra le mani. Possono i figli pagare gli errori dei padri? Questo è il quesito che, martellante, circola per Bari in questi giorni dividendo l’opinione pubblica e scatenando la bagarre tra i candidati sindaco. “No, naturalmente no” ha detto Decaro consapevole di quanto, invece, sia importante per i tre ragazzi riscattarsi. “Ma una campagna elettorale – aggiunge ancora l’aspirante primo cittadino – non è certo un palcoscenico adatto a questo tipo di rivincita personale e sociale. Strumentalizzata da destra e da sinistra e travolta dalle polemiche rischierebbe di smarrire il senso più autentico della candidatura. Per questo – conclude rivolgendosi alla giovane Diomede – chiedo un passo indietro”. Richiesta formulata ad una, ma valida per tutti.

Se Domenico Dammacco ha preferito accettare la proposta defilandosi dal turbine impazzito della polemica (“Io con mio padre non c’entro nulla – ha scritto – Lavoro onestamente, volevo solo cambiare la città”), gli altri due no. E, anzi, rilanciano sui social network la loro scelta con maggiore determinazione. Tanto da condividere sul profilo Facebook di Laraspata una fotografia che ritrae insieme i due giovani, con la didascalia: “Terremoto e Tempesta, palazzo di città stiamo arrivando”. E sulle rispettive bacheche i due ragazzi, dal viso pulito e supportati dall’affetto di amici e parenti, si sfogano. Più rabbioso Francesco: “Stanco di sopportare queste accuse! Sulla mia famiglia su mio padre. Sono 5 anni che dimostro socialmente chi sono. Dedico il mio tempo libero alla comunità, alla Chiesa, alla scuola! Quindi ve lo vico serenamente.. Non fatemi la guerra mediatica!”

Più pacata ma ugualmente determinata Esperanza: “Non avrò un passato o una vita perfetta ma di certo sono sicura di avere un onore e una dignità che molti non hanno. Non rinnego niente di qualsiasi cosa faccia parte di me…perché tutte le mie esperienze di vita mi hanno aiutato a essere orgogliosa di quello che sono. Segui sempre i tuoi ideali e mai nessuno ti potrà mai schiacciare..” “Mio padre ha pagato per i suoi errori commessi prima che nascessi” spiega Esperanza, aggiungendo che anche lei si divide tra casa e Parrocchia. Fino a qualche tempo fa lontana anni luce dalla politica, oggi si definisce “sveglia, bella e intelligente” e determinata a dare una possibilità ai giovani senza speranza. Questo il messaggio che vuole veicolare. Con l’aiuto della sua nuova addetta stampa.

Vanno avanti come treni, loro. Mentre Decaro affronta i prevedibili strali dei suoi avversari. Gioco facile per il magistrato in aspettativa Desirèe Digeronimo che affila le armi chiedendo al parlamentare come possa pensare di avere le mani libere quando sarà sindaco se si fa imporre la candidatura della figlia di un mafioso. Luigi Paccione, invece, difende la giovane Diomede definendola vittima due volte: di chi l’ha candidata e di chi la contesta. Ma soprattutto Domenico Di Paola, candidato del centrodestra, pur scegliendo la vita della cautela e non entrando nel merito della vicenda, non rinuncia all’opportunità di sferrare un colpo all’avversario definendolo “maestrino di pubbliche virtù”. Attacco che ad Antonio Decaro non va affatto giù. “Molti parlano di etica, in questa campagna elettorale – scrive – in particolare ne parla il mio principale avversario. Proprio lui che è ancora sotto processo, ma, al contrario mio, non ha ritenuto eticamente doveroso aspettarne gli esiti, prima di sottoporsi al giudizio degli elettori”. Frecce agli archi dei candidati da scoccare ogni giorno. E’ il rush finale della campagna elettorale, da giocarsi senza esclusione di colpi.