È la città dell’Emilia diventata famosa per avere messo un busto di Lenin, uno dei pochi rimasti al Mondo, al centro di una piazza dedicata proprio al leader russo. Sta lì da oltre 40 anni e nessuno ha mai pensato di rimuoverlo. “Piccola Pietroburgo” l’hanno definita gli Offlaga Disco Pax, che a lei hanno dedicato un’intera canzone. Siamo a Cavriago, patria di Giuseppe Dossetti e Orietta Berti. Novemila e settecento abitanti nel cuore della provincia reggiana, quella che ancora non ha paura a definirsi rossa. In piazza gli anziani parlano ancora di comunisti e di compagni, e non è raro incontrare qua e là bandiere con la falce e il martello. Oggi però Cavriago, alla vigilia delle amministrative che decideranno il nuovo sindaco, è costretta a fare i conti con una sinistra in bilico tra passato e futuro, divisa tra renziani e radicali. Mentre alla porta, anche da queste parti, bussa il Movimento 5 Stelle, che sembra l’unico in grado di rosicchiare voti all’area di sinistra. Anche se, come ammette lo stesso candidato, Andrea Toni, “in un paese con una tradizione così forte è difficile penetrare”. Qui un tempo il Pci otteneva senza fatica oltre il 70% dei consensi. Oggi il Pd schiera un candidato renziano, Paolo Burani, già vicesindaco e assessore alla Cultura. Il suo asso nella manica è il Multiplo, centro culturale all’avanguardia in Europa, realizzato negli ultimi anni grazie alla sinergia tra pubblico e privato. A sinistra del Pd c’è invece la lista civica Cavriago città aperta, che raccoglie tra gli altri sindacalisti Fiom, come Liusca Boni, e esponenti di Rifondazione comunista. Ma di una sintonia con il partito di Renzi non ne vogliono proprio sapere: “Il Pd si è dimenticato i valori che un tempo lo animavano, in nome delle riforme e del rinnovamento”  di Giulia Zaccariello

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