Matteo Renzi non dorme notti tranquille. Non si tratta ancora di incubi, per carità, ma i sogni del premier iniziano a essere popolati da fantasmi che, nella realtà, rispondo ai nomi di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Sullo sfondo le prossime elezioni Europee, che nelle intenzioni dell’ex sindaco di Firenze dovrebbero rappresentare un plebiscito per lui e per il suo governo. Gli ultimi sondaggi elettorali, tuttavia, raccontano una storia diversa, di sofferenza alle urne e di un M5s che continua a rosicchiare consensi e possibili voti. Il fantasma, in tal senso, per Renzi si chiama pareggio con i 5 Stelle. Molto, tuttavia, dipenderà anche da quanto riuscirà a rimontare l’ex Cavaliere. Ed ecco l’altra, grande preoccupazione del presidente del Consiglio. Da quando Berlusconi ha dato il là alla sua campagna elettorale le percentuali di Forza Italia non si sono spostate di molto: paradossalmente, però, questa per Renzi non è una buona notizia. Il motivo? L’andamento lento della campagna elettorale potrebbe spingere il condannato a mettere in campo iniziative ad effetto per spostare l’attenzione degli elettori. Il primo indizio si è avuto in queste ore, con il leader di Fi primo firmatario di un emendamento al Dl Lavoro del governo. Una provocazione politica: Silvio Berlusconi, infatti, è decaduto da senatore, quindi il suo nome non potrebbe comparire in nessun atto parlamentare. Eppure ha firmato, quasi a mo’ di sfida. “Non lo censureranno mica anche qui” ha detto Alessandra Mussolini, a testimonianza del vero obiettivo dell’iniziativa azzurra: far clamore. Non solo. A sentire personalità molto vicine al leader forzista, l’idea al centro delle innumerevoli riunioni a Palazzo Grazioli è quella di calare il classico asso nella manica negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale.

Obiettivo? Fare scandalo, far parlare la gente e distrarla dall’appeal di Renzi, che continua a piacer troppo all’elettorato di centrodestra. Il grimaldello ancora non c’è e per molti non potrà essere né la sovraesposizione della compagna Francesca Pascale, né tantomeno la trasformazione della casa per anziani di Cesano Boscone in un set dove sviluppare propaganda in diretta tv. Insomma, si cerca il colpo ad effetto, quello che potrebbe ribaltare il tavolo e permettere un miracolo simile a quello delle politiche 2013, quando Berlusconi riuscì a pareggiare una partita ormai persa. Il Pd, dal canto suo, sa bene che la verve dell’ex Cavaliere ritrovato è un’arma pericolosissima in vista del voto. Al Nazareno, del resto, l’aria non è più quella distesa delle scorse settimane. Una prova su tutte: l’evidente nervosismo con cui Alessandra Moretti ha risposto alle critiche di Piero Pelù dal concertone del Primo Maggio (“cantanti e comici si occupino del loro mestiere”) rischia di essere un mezzo passo falso: altro non sembra che la riproposizione in chiave democratica delle numerose repliche che i berlusconiani mettevano in campo quando gli attacchi arrivavano da autori satirici come Daniele Luttazzi a Sabina Guzzanti. Alta tensione insomma, aggravata – come detto – dal contenuto degli ultimi sondaggi elettorali. Per il Pd nulla di buono.

Tecnè: Pd resiste, ma M5s è sempre più vicino. Giù la fiducia nel governo
Un punto e mezzo percentuale. E’ questa la distanza che separa il Partito democratico dal Movimento 5 Stelle secondo l’ultima rilevazione di Tecnè (28 aprile), che ha effettuato il sondaggio per TgCom24. Numeri che di certo non faranno piacere a Matteo Renzi. Per due motivi: innanzitutto perché il suo Pd non supererebbe la soglia del 30% auspicata e, particolare non di secondo piano, perché la fiducia degli elettori nei confronti del suo governo ha registrato un calo netto di 1,6 punti percentuali, con il conseguente aumento dei giudizi negativi (+ 0,6%). Renzi, insomma, non sfonda. Luna di miele con gli italiani già finita? Troppo presto (e pochi elementi) per dirlo. Ma restano i numeri. Che dicono anche altro. Testimoniano, ad esempio, di un M5s in costante ascesa, di un Pd in discesa (seppur minima) e di una Forza Italia che, nonostante il ritorno di Silvio Berlusconi in campo per la campagna elettorale mediatica, non si sposta da quota 21%. Proprio il mancato sprint del partito dell’ex Cavaliere, 

I numeri: Pd ancora primo, ma M5s è in rimonta. Ferma Fi
28,9%, ovvero -0,3% rispetto alla rilevazione del 22 aprile e -1,1% rispetto al 25 marzo: cala il Partito democratico e ciò che preoccupa il premier non è tanto il dato in sè (-0,3% sono un’inezia), quanto l’andamento, non certo positivo nonostante l’impegno governativo. Proprio il lavoro dell’esecutivo, del resto, secondo il sondaggio Tecnè non favorisce l’andamento del Pd nell’avvicinamento alle elezioni Europee del 25 maggio. Come detto, infatti, la fiducia degli italiani nel governo Renzi è in calo dell’ 1,6% (43,2%) rispetto alla precedente rilevazione, con un +0,6% dei giudizi negativi. Due facce della stessa medaglia, quindi, nonché distanza siderale da quel 47,9% dei consensi fatto registrare a metà marzo, nel momento di massimo appeal dell’esecutivo (all’esordio, invece, la fiducia era al 44,7%). In considerazione di queste proiezioni, c’è un’unica, potenziale (sempre di sondaggi si tratta) conclusione: il 30% è un traguardo lontanissimo per i democratici, con le prossime consultazioni che rappresenterebbero tutto tranne che quel plebiscito pro-Renzi che l’ex sindaco di Firenze auspicava e sperava per poter rinvigorire consenso e conseguente azione governativa.

Nessun chiaroscuro, invece, per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle. Il non-partito di Beppe Grillo, infatti, si attesta al 27,4%, con quasi mezzo punto percentuale in più rispetto al 22 aprile (+0,4% per l’esattezza) e , soprattutto, +4% rispetto al 25 marzo. Saldamente secondo partito, insomma, con la concreta possibilità di diventare primo: il Partito democratico, infatti, è distante solo un punto e mezzo. Molto più indietro, invece, Forza Italia: gli azzurri sembrano non godere dell’effetto Berlusconi (solo una lieve variazione in salita, ma mezzo punto in meno rispetto al 25 marzo), tanto che rispetto alla rilevazione del 22 aprile non vanno né avanti né indietro, fermandosi a un comunque onorabile 21,3%. Continua a rosicchiare consenso la Lista Tsipras: con il 3,8% (+0,1%) vede avvicinarsi la soglia di sbarramento del 4%. Stesso, identico discorso per Fratelli d’Italia, anche loro in lieve crescita al 3,8%. Calano, ma non avranno problemi a superare lo sbarramento sia Lega Nord che Ncd-Udc: il Carroccio perde lo 0,2%, ma si attesta comunque al 5,3%. Alfano e Casini, invece, sono al 4,8% (-0,2%). Sale dello 0,7%, invece, la quota di coloro che non andranno a votare o che, in alternativa, si dicono indecisi su cosa barrare in lista: si parla del 48,1%. In termini di coalizione, invece, centrodestra sempre avanti con il 36,8% rispetto al 34% del centrosinistra.

L’andamento del consenso in base alle fasce d’età
Ciò che colpisce particolarmente del sondaggio Tecnè per TgCom24 sono le variazioni del consenso in base alle quattro fasce d’età prese a campione (18-29, 30-44, 45-64, over 64). Prendendo i primi tre partiti come riferimento, infatti, si scopre che M5s sfonda tra i più giovani e tra i 30enni, mentre Pd e Forza Italia raccolgono enorme consenso tra gli over sessanta. In particolare, nella fascia 18-29 anni M5s è primo partito con il 47,5% dei consensi, seguito da Pd (25,2%) e Fi (16,8%). Gli incerti o chi non andrà a votare sono 39,2%. Nel target 30-44 anni la situazione non cambia come andamento, ma è molto diversa in termini di percentuale: M5s sempre primo partito, ma con il 36,9%, Pd secondo con il 24,1% e Forza Italia ‘bronzo’ con il 17,6%. Da segnalare, tuttavia, il grande balzo in avanti della Lega Nord, che arriva addirittura al 7,3% (+ 5% rispetto alla prima fascia). Clamoroso, infine, il numero degli incerti e di chi dice che non andrà alle urne: si tratta del 60% degli intervistati. Morale della favola: la maggior parte dei over 30 non andrà a votare e chi ci andrà opterà per un voto di protesta.

Nella terza fascia d’età (quella che dai 45 ai 64 anni), il Pd torna primo partito con il 28,3% dei consensi, precedendo di poco il Movimento 5 stelle (27,8%) e lasciando Forza Italia al 17,5%. Anche in questo caso il risultato del Carroccio è clamoroso: 8,5% e continua ascesa. Sono il 48,5%, invece, coloro che non andranno a votare o che sono incerti su chi scegliere. Totalmente stravolte, infine, le tendenze nella fascia degli over 64 anni. Qui il Pd è di gran lunga il primo partito, con addirittura il 34,7% dei consensi (in linea con le speranze più ottimistiche del presidente del Consiglio). Risultato clamoroso per Forza Italia, che arriva 31,1%: in questa fascia d’età evidentemente il ritorno di Silvio Berlusconi, le sue promesse elettorali e, perché no, il suo impegno nei servizi sociali dopo la condanna fanno presa sugli elettori. Male, al contrario, il Movimento 5 stelle, che raccoglie appena l’8,1% dei consensi, mentre la coppia Alfano-Casini (Ncd-Udc) sfonda quota 10% (+5% rispetto al dato complessivo). Tra gli over 64, infine, il dato degli indecisi e di chi non andrà a votare si attesta al 39,8%.

Se si votasse per le politiche? M5s stabile rispetto al 2013, Pd primo partito
Tecnè ha anche chiesto agli italiani cosa voterebbero oggi se si andasse alle urne per le politiche. In questo caso i dati sarebbero diversi, specie in rapporto al 2013. Il Partito democratico, ad esempio, si confermerebbe primo partito con il 30% netto dei consensi, ma con un notevole incremento rispetto a un anno fa: +4,6%. In tal senso, quindi, l’effetto Renzi c’è eccome se paragonato al Pd targato Pier Luigi Bersani. Risultato interessante anche per Beppe Grillo, con il M5s in sostanziale pareggio (25,4% oggi contro il 25,6% di un anno fa). Assai particolare la situazione del centrodestra. Nel 2013 non c’era stata la scissione di Alfano e il Pdl si era assestato al 21,6% dei consensi. Bene: ad oggi il dato complessivo di Forza italia e Nuovo centrodestra fa registrare un 26,9% delle intenzioni di voto, quindi un sonoro +5,3% rispetto alle politiche dello scorso anno. Il dato scorporato, del resto, parla di una Forza Italia che da sola raccoglierebbe il 22,9% dei consensi, con Ncd ferma al 4%. Musica per le orecchie di Berlusconi, discorso diametralmente opposto, invece, per Angelino Alfano che, evidentemente, ad oggi non troverebbe il famigerato ‘quid’ nelle urne. Molto bene Fratelli d’Italia (+1,8%), bene la Lega Nord (+0,8%), male Sel di Nichi Vendola (-1%). Scomparsa dai radar, infine, Scelta civica.

(La rilevazione è stata effettuata da Tecnè per TgCom24 il 28 Aprile 2014 tramite 1000 interviste telefoniche con metodologia Cati su un campione probabilistico articolato per sesso, età, area geografica, ampiezza centri – ponderazione all’universo sociodemografico e politico appresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia. Margine di errore +/- 3,1%).