Uno dei dibattiti ospitati dal Festival del giornalismo di Perugia ha riguardato il rapporto dei più giovani coi media. Massimiliano Valerii, ricercatore del Censis ha sottolineato che, grazie al web 2.0 e all’esplosione dei social network si è entrati nella cosiddetta era biomediatica: “Per un under 30 è indifferente informarsi con un telegiornale o con Facebook. I giovani non solo si creano autonomamente i propri palinsesti multimediali, ma essi stessi sono diventati produttori di contenuti a partire dalle loro biografie personali”. In altre parole, se prima uno strumento di comunicazione era la finestra da cui affacciarsi sul mondo, ora è una sorta di specchio nel quale guardare se stessi. Assieme a Valerii sul palco anche Andrea Scanzi de il Fatto Quotidiano che sottolinea limiti dell’informatizzazione dell’informazione: “Fra i più giovani c’è la convinzione che basti Twitter per essere informati, ma soprattutto su Internet si fatica a distinguere la notizia vera da quella falsa”

di Lorenzo Galeazzi