C’è un festival della rabbia in Francia. La rabbia nei confronti del tempo presente.

Anche qui ad Arras ci sono le istituzioni statali e c’è anche la rete, ma molti non si accontentano di arrabbiarsi mettendo la croce su un simbolo e neppure con la croce virtuale on-line. Timida, triste e pallida replica di quella fatta con la matita copiativa.

Devono venirci con la rabbia vera. Quella accompagnata da tutto il corpo.

Non gliene frega niente dei vecchi politicanti che parlano alle teste, né degli urlanti neopopulisti che parlano alle trippe in rete o in tv. Vogliono starci con testa e pancia, ma con le proprie, senza deleghe. E sono pillole di una politica che cresce lentamente. Senza leader e senza nomi altisonanti (per fortuna).

Così incontro una giovane donna di Verona che ha portato il suo cervello all’estero una dozzina di anni fa. Mi racconta di una piccola, ma significativa, battaglia. Tanto per ricordarci che le battaglie si combattono con la presenza fisica e non con quella dell’antica democrazia della delega che resta impalpabile e fantasmatica anche quando diventa virtuale nel click sul touchpad o sullo schermo sensibile dello smartphone .

Un piccolo esempio: “Ci sono state le elezioni municipali in Francia. Ci son stati parecchi comuni passati alla destra e stanno cominciando a rivedere i bilanci. Ieri a Béthune dove si tiene il più importante festival di arte di strada della regione Pas-de-Calais hanno dato un annuncio in giornata che per il festival che si terrà tra quindici giorni e che si tiene da una quindicina di anni ci sarebbe stato un taglio di quasi il 50%. Un festival che invita compagnie della regione ma che collabora con l’Inghilterra perché hanno progetti transfrontalieri. E questo taglio spingeva la commissione del festival a tagliare compagnie che avevano già firmato il contratto o annullare il festival. Quindi noi ieri abbiamo fatto un’assemblea a Lille al theatre de la Verriere (che si tiene ogni settimana, in questo momento) e abbiamo appreso che girava la voce del taglio dei fondi e siam partiti sapendo che la riunione del consiglio comunale iniziava alle 18:30 e che avrebbero trattato questa storia dei finanziamenti verso le dieci di sera, sperando che tutti sarebbero tornati a casa. Invece noi siamo rimasti. Eravamo pochi, ma buoni perché da Lille siam partiti una quindicina. Abbiamo trovato la gente di Béthune e poi c’erano le vecchie di sessant’anni che dicevano “il festival si deve fare!”. Queste signore m’hanno distrutto il cuore… E c’era una ragazza che è arrivata una con pentole e mestoli e poi c’erano sei macchine col cofano aperto che hanno clacsonato per due ore e mezzo. Una cantante di opera lirica che cantava. Uno di noi recuperava i bidoni della spazzatura, perché bisognava fare casino, bisognava disturbare questa riunione. E una signora che gridava con noi, ha visto due bottigliette di birra per terra, ha cominciato a sbatterle sul lampione fino a farle esplodere. Il casino è stato talmente forte che finalmente hanno firmato per dare i fondi e mantenere il festival”.

Chi ha partecipato ad una piccola rivolta simile a questa, può capire cosa sta succedendo nelle sacche coscienti di un mondo rincoglionito.

Chi non se la sente di partecipare, potrà facilmente inquadrare questa piccola esperienza tra le cose incomprensibili che sembrano così lontane da apparire inutili.