C’è qualcosa nell’aria, oggi.

Annusi, camminando al mattino: eccolo, è il profumo dell’erba tagliata. Stan tagliando l’erba lungo la strada, l’erba senza nome, la peluria folta del mondo – ora li vedi.

Ogni anno ti rallegri, annusandolo, questo caratteristico profumo polveroso e terrigno. Chissà, forse è che annusando inspiri in modo strano, inspiri l’aria saltellando col naso, come dire: ed è il saltellare stesso dell’inspirare che ti fa sentire così vivo; o forse è proprio lui, il profumo dell’erba, che ti fa quest’effetto straordinario.

Inspiri (e non lo sai) erbe mediche sconosciute, erbe senza nome (almeno per me e te), un pulviscolo di biomassa, entri nel grande frullatore cosmico, con il tuo bel nasino.

 No, non sei allergico, per tua fortuna: per chi lo è non inizia una bella stagione, anche se la chiamano così.

Qualcosa, nell’allergico, rifiuta il pulviscolo vegetale, si chiude istantaneamente, e il naso gocciola, per alzare una barriera liquida all’attacco aereo di verdura polverizzata, e starnutisce a raffica: una guerra privata, un bombardamento, per espellere e sputare ogni atomo di graminacea.

In tal caso, la poesia olfattiva dell’erba appena tagliata ti sfugge, e la primavera è una nemica.

Se sei contrario alla graminacea, forse sogni di emigrare in Groenlandia, il paese dove il colore bianco e la neve han mille nomi, come dicono, e dove di verde se ne vede davvero poco, forse anzi lì è solo un colore teorico, di quelli che si stendono col pennello, quando ci si sente particolarmente in vena di stranezze esotiche. O invece sogni di salvarti nel deserto, dove dominano gli ocra, i gialli, la luce del sole in tutte le salse, il color zafferano, zenzero, curcuma, e anche li, di graminacee, neanche l’ombra.

Sogni di stare da un’altra parte, insomma, dove non sei, e il naso gocciolando te lo ricorda, assieme agli occhi gonfi e agli starnuti che lo gridano al mondo, accusandolo.

Se invece sei un vegetariano olfattivo entusiasta: e inspiri a pieni polmoni zaffate di microscopica erba tagliata, istantaneamente trasformata in profumo. Stai dalla parte dell’erba senza nome, quella che in tanti sorprendentemente chiamano erbacce.

Le chiamano così, ma non rispondono. E nemmeno si stupiscono, mai: chi le chiama così non si aspetta che i capelli verdi del pianeta possano avere un’anima, e rispondere, quindi, se gli stiamo simpatici.

Tu sei pigro abbastanza da notarle, e con curiosità amichevole. E lo sai, funziona così: se non rispondono, non dev’essere quello il loro nome. Tu annusi, e improvvisamente ti senti libero dall’inverno dell’anima.

Erbe miracolose, quelle senza nome ai cigli delle strade, che ti stai inspirando nelle loro componenti subatomiche, in questo spazio-tempo interstellare, caduto come sei su questo pianeta, e dalla parte della primavera.