Lo si sente dire distintamente dal Capo della Digos di Milano, Bruno Megale: “Per ragioni di ordine pubblico la manifestazione non si ferma, ma poi partono le denunce”. Sotto accusa, le 5 croci celtiche che sono spuntate alla testa del corteo. Esisteva infatti un accordo con la Questura: nessun riferimento alla politica, ne tanto meno esibizione di simboli fascisti o pseudo tali. Invece certi “vessilli” non sono mancati così come i saluti romani finali  di Fabio Abati e Alessandro Madron