Nell’intervista di lunedì sera a Corrado Formigli su La7, Silvio Berlusconi ha detto molte cose false.

La più assurda è stata la sua ricostruzione della genesi dell’austerità per la quale l’Italia soffre da tre anni, cioè da quando il governo del Cavaliere ha portato il Paese a un passo dal default. Stando alla confusa versione fornita a PiazzaPulita, Berlusconi si sarebbe battuto contro l’imposizione del Fiscal Compact, nel Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011 avrebbe addirittura posto il veto sulle nuove regole, causando l’indignazione dell’allora capo dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Anche le famose risatine di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, il 24 ottobre 2011, tradivano non scherno ma nervosismo per la virulenza con cui il Cavaliere lottava contro l’austerità per il bene dell’Europa. Balle.

Del veto italiano sul Fiscal Compact in quel Consiglio europeo non c’è traccia alcuna (il 26 marzo, il giorno seguente, il Giornale titolava solo “Sì al nuovo patto europeo, ma il Portogallo rimane a rischio”). Berlusconi forse si confonde con il veto che per mesi il Tesoro di Giulio Tremonti tenne sul six pack, la regolamentazione sui conti pubblici che produce effetti analoghi al Fiscal Compact (che invece è un trattato internazionale ), veto tolto giusto prima dell’inizio della crisi dello spread senza aver ottenuto grandi risultati. Quando la Camera ratificò il trattato del Fiscal Compact, il 19 luglio 2012, il Popolo delle libertà votò così: 5 contrari, 43 astenuti, 43 assenti, 12 in missione e ben 105 favorevoli. Una resistenza all’austerità non proprio strenua. Il 4 agosto 2011 arriva la famosa lettera della Banca centrale europea: il contenuto era stato in gran parte negoziato con il governo e comunque Francoforte sollecitava riforme e impegni già presi dall’esecutivo. Incluso l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, premessa di tre anni di manovre di austerità. Il Tesoro di Giulio Tremonti aveva già fatto sapere di essere disponibile a provarci, nei tavoli tecnici dello Euro Working Group (l’ex ministro oggi lo nega, ma diverse fonti indipendenti confermano). In ogni caso il governo Berlusconi e i ministri che oggi evocano il “complotto dello spread” risposero alla Bce con un documento ufficiale accettando tutte le condizioni della lettera.

Morale: le regole dell’austerità sono state causate dalla scarsa affidabilità di Berlusconi, sono nate sotto il governo Berlusconi, sono diventate legge con i voti di Berlusconi e hanno prodotto i loro effetti grazie a governi che avevano il partito di Berlusconi nella maggioranza. Gli italiani hanno la memoria corta, ma non quanto pensa il Cavaliere.

il Fatto Quotidiano, 30 Aprile 2014