Chi ha tributato un lungo applauso agli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi ha ingiuriato non solo la famiglia di Federico ma chiunque ancora creda nello stato di diritto e nella Costituzione.

Quel gesto, qualunque ne sia stata l’origine ha disonorato la divisa ed il giuramento di fedeltà alla Repubblica.

Bene ha fatto Renzi a solidarizzare con la famiglia Aldrovandi, ma ora il governo deve assumere provvedimenti immediati ed adeguati, levando la divisa a chi ha dimostrato di non esserne degno.

L’Italia sta diventando l’unico paese europeo dove i condannati giudicano i loro giudici, sputano sulle sentenze, insultano le loro vittime.

Alcuni agenti, non tutti per fortuna, battono le mani ai colleghi condannati, allo stesso modo l’ex cavaliere contesta la sentenza, ingiuria i tribunali, esalta i Dell’Utri, magari sperando nell’arresto per guadagnare qualche voto in più. Ma a quanto pare non ha raggiunto il suo obiettivo.

“Meglio non alzare troppo i toni, non facciamo il loro gioco..”, mi ha detto un amico che si ritiene saggio e astuto, forse avrà ragione lui, ma lo stato di diritto, quello che ancora resta, non può consentire e consentirsi deroghe; quelle già concesse hanno prodotto anche gli applausi di ieri e gli oltraggi dell’ex cavaliere.

32 anni fa, il 30 aprile del 1982, la mafia ammazzava Pio La Torre e Rosario Di Salvo, due comunisti che avevano scelto di “Contrastare” la mafia, mentre altri preferivano “contrattare”.

Oggi più che mai non dimentichiamo chi ha perso la vita perché ha deciso di servire lo Stato e non di servirsi dello Stato.