Quella frase sui lager era dentro un discorso più ampio rivolta esclusivamente al signor Schultz che dal 2003 vive di gloria riflessa per il dibattito che ci fu tra me e lui al Parlamento europeo”. Così Silvio Berlusconi risponde a Corrado Formigli, in un’intervista esclusiva concessa a “Piazzapulita”, su La7, circa l’infelice dichiarazione pronunciata dal Cavaliere sabato scorso. “Ho rapporti di assoluta cordialità e simpatia con gli amici tedeschi” – continua – “Mi spiace e mi scuso se qualcuno ha pensato che potesse esserci qualcosa di negativo“. E sulle dure parole di Juncker afferma: “Sui sopravvissuti dell’Olocausto non vedo perché dovrei scusarmi. Tutti sanno che io sono probabilmente l’italiano più vicino ad Israele, più volte ho difeso Israele in Europa. Sono stato anche premiato un anno per essere stato ‘amico dell’anno’ di Israele. Non ho nessuna scusa da rivolgere agli amici di Israele“. Berlusconi fa allora dietrofront sulle scuse alla Germania: “Neppure coi cittadini tedeschi c’è bisogno di scusarsi. Mi spiace che hanno interpretato male, ma si è trattato della solita speculazione politica elettorale da parte di Schultz“. Il Cavaliere poi commenta la sentenza di condanna nei suoi confronti, definita “mostruosa, politica, ridicola, inventata”. E attacca duramente Giorgio Napolitano: “Gli avevo chiesto la grazia, anche se non in maniera formale. Gli avevo detto che lui aveva il dovere morale di usare la grazia e di concedermela ‘motu proprio’. La sentenza non è definitiva, è un concetto superato dalla storia, c’è la revisione del processo. Vedrà, qualcuno dovrà molto vergognarsi“. “Le faccio il mio ‘in bocca al lupo’, ma lei attualmente è un condannato”, replica Formigli. Berlusconi poi smentisce la tesi esposta nel libro di Stefano Feltri e di Alessandro Barbera, “La lunga notte dell’euro”, secondo cui il Cavaliere era disposto ad accettare un prestito del Fmi da 60 miliardi: “E’ una ricostruzione falsa e contraria alla realtà. Si è tentato di offrire un prestito del Fmi all’Italia ma io ho rifiutato senza esitazione alcuna, perché sarebbe stata quasi una colonizzazione del nostro Paese”. Berlusconi poi si pronuncia sul Fiscal Compact, di cui chiede l’abrogazione, e sul governo Monti, definito “un colpo di stato”