Finora era noto soprattutto per la copertina di Stupido hotel, l’album del 2001 di Vasco Rossi. Ora l’albergo superlusso di Cattolica, Carducci 76, è finito al centro di una polemica, l’ennesima in Italia sulle presunte discriminazioni religiose. Domenica 27 aprile un giornalista della Riviera di origine araba, sul suo blog maarad.net, ha rilanciato la denuncia di una studentessa diciassettenne, Omaima R., figlia di marocchini, ma nata e cresciuta in Italia. Sì allo stage, ma purché tu ti tolga il velo, è ciò che si sarebbe sentita rispondere la ragazza, che sta terminando il quarto anno di un istituto superiore di Morciano a indirizzo turistico, quando i gestori della struttura ricettiva hanno saputo che la ragazza portava il tipico al hijab, in osservanza alla sua fede islamica.

Così, dopo avere segnalato la sua vicenda ad Hamza Roberto Piccardo, membro del direttivo dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche in Italia, il caso ha iniziato a far discutere. E a dividere. Ma veniamo ai fatti, come denunciati dalla giovane Omaima, che anche sulle foto nella sua pagina facebook porta sempre il velo che le copre il capo, ma le lascia visibile il viso e il sorriso. Il corso di studi scelto da Omaima prevede un incontro con il mondo del lavoro, grazie a un periodo di tirocinio di tre settimane, alla fine della quarta classe. Una professoressa aveva individuato per lei l’hotel di Cattolica, dove avrebbe dovuto svolgere la mansione di receptionist.

Dopo un primo segnale positivo da parte dei gestori del Carducci è arrivato il dietrofront, quando hanno saputo che Omaima non intendeva togliersi il velo al lavoro. Ancora prima di saggiarne la competenza, la studentessa sarebbe stata respinta per una questione di immagine. “Mi avrebbero accettata – afferma Omaima – solo se avessi tolto il velo. Ma io ho risposto assolutamente no, perché rappresenta un segno irrinunciabile della mia fede e identità culturale”. “Mi hanno discriminata – è lo sfogo della ragazza – ancor prima di vedere le mie capacità e competenze solo per un foulard”.

La scuola ha così ripiegato su un periodo di lavoro in un comune limitrofo, dove l’alunna è stata impiegata in attività che poco o nulla hanno a che fare con il suo corso di studi. Dall’altra parte il direttore dell’hotel, Marco Bordoni, sentito da ilfattoquotidiano.it, spiega che presto tra i protagonisti della vicenda ci sarà un incontro: “Mi è dispiaciuto leggere cose che non corrispondono al vero”. Poi il direttore precisa: “Non mi fa piacere se entro in albergo e vedo una persona con il volto coperto e non vedo il sorriso, ma io non ho mai fatto riferimento a un fatto religioso. Abbiamo già preso contatto con la ragazza e con la famiglia e nei prossimi giorni, probabilmente mercoledì, dovremmo vederli”. Poi Bordoni conclude: “Vista la storia di questo albergo e le persone, di altre religioni ed etnie, che hanno lavorato qui senza alcun problema, la discriminazione è una cosa che non ci riguarda. Adesso avrò piacere di incontrare la ragazza e di chiarire”.

Intanto le critiche sono arrivate dal presidente regionale di Federalberghi, Sandro Giorgetti: “È un errore impedire a questa ragazza di svolgere lo stage, i colleghi hanno sbagliato”. Non è la prima volta che una ragazza di fede islamica denuncia fatti del genere. Tre anni fa toccò ad Halima, anche lei allora aveva 17 anni. Nel giorno della festa della donna le veniva comunicato che non avrebbe potuto svolgere il suo tirocinio in un prestigioso hotel di Rimini perché il suo capo era velato.

AGGIORNAMENTO – Non ha tardato Marco Bondoni dell’hotel Carducci a contattare telefonicamente Omaima. Dopo l’uscita della notizia su vari siti, agenzie e mezzi di informazione nazionali, ha cambiato idea. È l’ultimo aggiornamento che Brahim Maarad ha postato sul suo blog maarad.net. “Non ho nulla contro di te o contro l’islam -ha precisato più volte. Abbiamo dipendenti provenienti da diversi Paesi”. Poi è arrivata l’offerta alla giovane che pochi giorni fa non era desiderata perché il suo velo, secondo il direttore, ne avrebbe coperto il sorriso (nonostante l’hijab lasci l’ovale scoperto): “Puoi venire a fare lo stage da noi -si è sentita dire non senza sorpresa la studentessa di fede islamica-, anche la prossima estate se ti va, o magari il prossimo anno”.