Eccoci al redde rationem, all’attesissimo ultimo atto della Seconda Repubblica: il tragico epilogo del presidente operaio imprenditore cavaliere senatore Berlusconi.

I fatti, ahimè, ci costringono ad un’impietosa considerazione: il tempo è riuscito dove la storia ha fallito. La natura ha messo le toppe all’insolvenza umana, e ci sta lasciando assistere, come passivi e pruriginosi voyeur, al declino di Silvio I.

L’uomo che non doveva chiedere mai sta intonando il canto del cigno. Certo che se, stando a Platone, quello del cigno morente era un soave canto di gioia mosso dal prossimo ricongiungimento col dio Apollo, i suoni distorti e stridenti che abbiamo sentito nel salotto di Porta a Porta divergono lievemente dal protocollo. 

Ingessato, contratto, stanco, il burattinaio Berlusconi è diventato troppo lento nel tirare i fili della sua stessa marionetta: non trova le parole, Vespa suggerisce tra l’imbarazzo degli astanti; a tratti sembra non sapere bene di cosa stia parlando, si contraddice continuamente. Se l’Italicum diventa incostituzionale abbinato alla riforma del Senato come la vuole Renzi? Beh, sì, senz’altro. O forse no.  

Il tempo di un’interruzione pubblicitaria per cambiare idea: qualche minuto per ripassare il copione, ricevere qualche nuova imbeccata da lasciar filtrare immediatamente dall’orifizio sghembo che cerca di farsi spazio nella selva di botulino circostante, prima di aver dimenticato nuovamente quale sia la risposta giusta.

Il ’cerchio magico’, con personaggi di dubbia levatura come Giovanni Toti o Francesca Pascale, cerca di soffiare sul fuoco affinché, prendendo le distanze da Renzi, Berlusconi ritorni ad essere Achille il guerriero e a scalare i sondaggi elettorali. Verdini, ormai fidata spalla renziana, scalpita e minaccia la dipartita qualora non si tenga fede ai patti con la maggioranza. Intanto Bonaiuti cerca di corsa un ultimo posto al sole e salta dall’altra parte prima che la barca affondi.

Rimasta priva di un timoniere forte, Forza Italia va alla deriva, e tutti i galli (perché né falchi né colombe ma sempre galli sono stati) si permettono di cantare contemporaneamente violando la sacra regola del pollaio.

L’ei fu Cavaliere, terapeuticamente accanito sulla sua vita politica, rincorre la propria antica scia e cerca di continuare la recita dell’intramontabile Berlusconi che è stato. Ed è proprio nella sua ultima compulsione narcisistica che attira a sé la nemesi più feroce: colui che per egotismo selvaggio non si rassegna a lasciare il timone, arriva invece ad autosabotare il proprio ego e la propria vanità coprendosi di ridicolo.

Berlusconi non ha mollato e sulla potenza è stato imbattibile, ma il tempo, si sa, sulla resistenza vince sempre.

E almeno questo è uguale per tutti.