Pronto, sono Francesco…”. Ci eravamo abituati alle telefonate del papa argentino. Non le contavamo nemmeno più le sue improvvisazioni telefoniche a uomini, donne, ragazzi, studenti, vedove, vittime di varie sventure. Anche l’opinione pubblica ci aveva fatto un po’ il callo così come non si meravigliava più che il pontefice si servisse di una semplice auto di media cilindrata invece di una pomposa berlina targata “SCV 1”.

Ma la telefonata inaspettata di Bergoglio a Marco Pannella costituisce un altro colpo magistrale di comunicazione del papa “venuto dalla fine del mondo”, perché proprio nel momento in cui domenica la Chiesa cattolica con la celebrazione dei quattro papi (due santi e due viventi) si concede l’esaltazione massima del proprio potere di influenza sull’immaginario dei contemporanei, il capo del cattolicesimo ricorda con il suo gesto che la Chiesa non può illudersi che basti chiudersi in se stessa, ma deve saper comunicare con quanti la pensano diversamente. Compresi coloro che per una vita intera hanno combattuto il clericalismo delle gerarchie ecclesiastiche.

In Curia sono già partite le critiche sotterranee alla sua telefonata. Chi non gli perdonava di avere concesso un’intervista a Scalfari, oggi è ancora più contrariato dal suo dialogo con Pannella-Diavolo, che ha condotto e vinte le battaglie epocali per le leggi sul divorzio e sull’aborto.

La telefonata dimostra, però, che Bergoglio non giunge affatto dalla “fine del mondo” e comunque ha consiglieri i quali lo informano bene sul “Chi è?” in Italia. Il colloquio con il leader radicale nasce anche da un dato personale del papa: Bergoglio è curioso, legge i giornali e non le rassegne stampa, vuole sapere cosa succede in una società multiculturale in cui la Chiesa non ha monopoli garantiti dall’alto. Questo essere immerso nella realtà del pluralismo – senza la minima nostalgia per egemonie passate – è d’altro canto ciò che differenzia radicalmente Jorge Mario Bergoglio dai pontefici precedenti, nati tutti nella riserva protetta di un cattolicesimo dominante: si tratto di un paesino italiano o di un villaggio bavarese o polacco. Francesco ha chiamato Pannella perché – come ha detto recentemente il cardinale Ravasi in una intervista ad Antonio Gnoli – il papa argentino “ha spostato con ogni evidenza la comunicazione dal piano teorico a quello esistenziale”. E ’ questo ciò che interessa a Francesco. Parlare dell’uomo e della donne concreti nel mondo di oggi.

Pannella ha fatto tante battaglie – non c’è nemmeno da essere d’accordo su tutte o su ogni soluzione proposta – ma c’è un filo rosso che le unisce. Il divorzio, l’aborto, la lotta alla fame, la pace, la condizione carceraria: in ognuna di queste imprese, condotte con passione e con un uso sanguigno e spesso violento delle parole, il leader radicale ha avuto come centro della sua attenzione l’essere umano in carne e ossa. Divorziare non è bello, ma languire nell’oppressione di un legame imposto a vita è disumano. Abortire è un dramma, ma trasformare con la forza o il terrore psicologico la donna in un contenitore per portare a termine una gravidanza non voluta è inumano. Battersi per la pace, per contrastare lo scandalo della fame nel mondo, per la dignità dei carcerati non è un ideale astratto, ma un venire incontro a volti concreti di donne e uomini sparsi sul pianeta. “Io l’aiuterò”, ha detto Francesco al vecchio leone radicale. Mandando il messaggio di una Chiesa che dialoga sui problemi vitali dell’uomo, sapendo che l’Altro – la persona con cui si dialoga – è diverso sé, può avanzare altre proposte, però va riconosciuto nella dignità di interlocutore.

No, non piacerà a molti della vecchia guardia curiale la telefonata del papa argentino. Perché un supremo pontefice – secondo costoro – non dovrebbe rivolgere la parola a chi ha riservato parole di fuoco a preti e cardinali che in Italia hanno fatto barriera contro molte leggi liberatorie. Ma se invece la Chiesa deve essere ospedale da campo nella crisi esistenziale e sociale contemporanea, come ritiene papa Francesco, non si fanno esami del sangue preventivi a chi ci sta di fronte. Una vecchia foto ritrae Marco Pannella ed Emma Bonino dinanzi a papa Wojtyla nel 1986. Si trattava di un’occasione ufficiale: l’incontro di Giovanni Paolo II con il consiglio dell’associazione Food and Disarmament International, di cui entrambi facevano parte. La differenza sta qui. Papa Francesco non ha bisogno di paraventi ufficiali per parlare da uomo a uomo.

Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2014