Non passa giorno in cui non mi preoccupi del benessere dei miei figli, sia questo per ragioni reali o frutto del mio peregrinare mentale.

Quando si nascondono tra le corsie del supermercato, o attraversano la strada con troppa imprudenza, quando si confondono tra i bagnanti in spiaggia o si nascondono dentro le casette dei parchi giochi. In quegli attimi, minuti interminabili, un morso allo stomaco mi ricorda che basterebbe un attimo per cambiare tutto, per sempre.

Quante volte mi sono domandata, nell’oscurità di una notte insonne, in che modo poter preservare da ogni male la loro vita, senza mai trovare risposta.

Qualche giorno fa ero al compleanno di un’amichetta d’asilo di mia figlia. Tra i genitori seduti intorno a un tavolo, è scattata una discussione sulla sicurezza dei nostri figli e in poco tempo sono passati ad elencare fatti di cronaca terribili accaduti a bambini coetanei dei nostri, in diverse zone dell’Italia e del mondo. Circostanze che “potrebbero facilmente accadere anche a noi, se non si dovesse vigilare abbastanza”.

Quando durante la festa, due bambine sono sparite dalla vista delle madri per una quindicina di minuti, è successo il putiferio. Erano in realtà salite sui poggi recintati della proprietà, per vedere la gabbia delle galline. Una piccola avventura simile a quelle che certamente ognuno di noi ha vissuto quando era bambino.

Eppure per la madre – e noi tutti, perché la paura è una bestia che contamina nel giro di una manciata di secondi  – non averle sott’occhio, in un luogo estraneo seppur privo di pericoli, ha dato il via a quel film dell’orrore che ogni genitore almeno una volta nella vita ha proiettato nella sua testa.

Non è più come una volta, ora non ci si può fidare di niente e di nessuno. Noi non le teniamo più le chiavi sulla porta di casa,  là fuori c’è di tutto”.  Chi parlava vive in una frazione di cento abitanti dove appena arriva un “forestiero” scatta il passaparola, così che arrivato alla fine dell’unica strada, il turista è già stato individuato…

“Ma no state esagerando. Qui siamo ancora al sicuro”.

Viviamo davvero in un perenne stato di pericolo?

‘Una volta’ era davvero più sicuro di oggi?

Sono sempre scettica quando qualcuno cerca di vendere la tesi che ieri era meglio di oggi e oggi è meglio di domani.

Rispetto a ieri oggi si sa quasi tutto e lo si apprende in tempo reale, per condividerlo basta un click e il partito della paura raccoglie sempre più iscritti.

Io, come tutti quelli della mia generazione e quelle prima di me, giocavo nei cortili polverosi di una grande città; ogni tanto mia nonna si affacciava alla finestra per vedere dov’ero, ma non mi sentivo una sorvegliata speciale.

E’ innegabile: succedono cose orribili ai bambini, e succedono in ogni parte del globo, nella metropoli come nel paese, in famiglie disagiate come in quelle benestanti, eppure dovremmo sforzarci di ricordare che alla larghissima maggioranza non accade nulla.

Minacciando pericoli ad ogni angolo o impedendo ai nostri bambini la libertà di essere tali, potrebbe farli crescere senza gli strumenti necessari per essere davvero in grado di distinguere il bene dal male, il rischio dalla sicurezza.

Fargli vivere un’infanzia spensierata, sotto il nostro occhio attento, senza gravarli delle nostre ansie. 

Già, dirlo è facile. Metterlo in pratica un po’ meno.

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