“Una storia da femmine!”. “No, una da maschi!”.  Finiti e sfiniti i Gianni Rodari, le Fiabe italiane di Calvino e una manciata di autori nazionali senza tempo, i miei bambini espatriati cominciano a entrare nella fase rosa-azzurra in cui tutto, almeno in questa ex colonia britannica, deve passare attraverso una classificazione rigida: dinosauri e spade da un lato, principesse e sirene dall’altro. Ma ho deciso che non cederò alle convenzioni locali e, nonostante la valanga di libricini in inglese (ammetto, alcuni deliziosi) che cominciano ad abitare la loro piccola libreria, il 25 aprile ho trovato la lettura perfetta per la buonanotte: la Costituzione italiana.

Lo so, sento già le voci di rivolta degli amici che mi conoscono da una vita e sanno che, a volte, posso essere una mamma ingombrante. Ve lo dico: la Costituzione non solo non è noiosa per un bambino di 4 anni, ma se riscritta in rima diventa persino divertente. Lo scorso Natale ho trovato sotto l’albero milanese un libro di filastrocche che consumeremo con allegria: La Costituzione raccontata ai bambini (di Anna Sarfatti, Mondadori).

Lo consumeremo con allegria e un pizzico d’orgoglio perché l’Italia, vista da lontano, è un Paese straordinario. Perché gli stessi valori che noi italiani diamo per scontati e che spesso maltrattiamo a suon di corruzione, scarsa attenzione e pericolosa incoerenza, non sono garantiti neppure qui, a Hong Kong, in una grande e moderna città in cui tutto sembra funzionare. A guardare oltre le vetrine e i grattacieli, dove ho portato a vivere i miei bambini, oggi ci sono ancora montagne di discriminazione, diritti negati, libertà limitate.

Ma non ho intenzione di angosciarli in tenera età, per questo voglio che imparino subito tutto quello che di giusto, di buono e di unico c’è nel documento di nascita del loro Paese d’origine. Una volta che cominci a guardare il mondo attraverso i diritti e i doveri sanciti dalla nostra Costituzione tutto il resto, il giudizio su quello che giusto non è  la voglia di cambiarlo, prenderà forma da sé. Con calma, con gli anni che passano.

Perché bisogna saper seminare, dice chi la terra la conosce. E noi abbiamo bisogno di buoni semi sin dall’inizio perché la Terra, quella con la T maiuscola, la abitiamo. Non importa dove, da quanto tempo, per quanto tempo ancora.