Ieri pomeriggio grande attesa per l’audizione del supercommissario Carlo Cottarelli alle commissioni Difesa di Camera e Senato. Dopo gli apodittici annunci renziani di meno F-35 e meno 400 milioni alla Difesa, qualche anima bella si aspettava che Superman Cottarelli spiegasse chi, come, dove e quanto sarebbe stato tagliato. Naturalmente nulla di tutto ciò è accaduto. O meglio, Cottarelli ha dimostrato, vigorosamente negandolo, che per l’ennesima volta le riduzioni si faranno come ai bei tempi dei tagli lineari. Dovete tagliare tot. Dove il tot è un esercizio meramente aritmetico che confronta l’incidenza sul prodotto interno lordo delle spese della Difesa con la media della zona euro e taglia l’eccedenza. Con il che si scopre che l’Italia, messi insieme tutti i soldi più o meno occultati nei vari bilanci dei ministeri, alla fine spende per gli eserciti più della media dell’Eurozona, considerando anche il peso del debito pubblico sulla nostra capacità di spesa teorica. Parliamo di 18,5 miliardi l’anno (Carabinieri esclusi), uno 0,2 per cento in più della media. Ed è quello 0,2 % che va tagliato. 

Poi nel taglio i Renzi’s boys ci infilano un F-35 elettorale che non è mai stato ordinato (ma tanto chi ci capisce: i numeri in questo caso sono probabilmente un’opinione e decisamente un optional) e lasciano il resto all’immaginazione del popolo che già si sente più grasso perché gli sono stati rimessi in tasca un po’ di euro. Ma nessuno sa come salteranno fuori questi 400 milioni in meno. Tantomeno lo sa Superman-Cottarelli che agli allibiti senatori e deputati ha persino detto di non ricordare il nome del generale che presiedeva il gruppo di lavoro sulla revisione della spesa della Difesa. Chissà, forse fra trent’anni un altro presidente del Consiglio piè-veloce deciderà di togliere il segreto anche su questi documenti e finalmente sapremo la verità 

Il livello tutto sommato modesto dell’esamino parlamentare di Superman-Cottarelli (un sei meno?) giganteggia tuttavia se lo mettiamo a confronto con l’intervista di Floris-Ballarò al ministro dell’economia Giancarlo Padoan. Il supertecnico prestato alla politica è uomo di poche parole. O meglio, di rari monosillabi e di ancor meno sillabe. Probabilmente sarà necessario ricorrere a una specifica branca della glottologia per interpretarlo. Immagino che Padoan consideri un tweet una sorta di inno omerico. Come poi riesca a comunicare con il debordante Renzi, è un mistero. 

Ma dicevamo del confronto con Cottarelli dal quale l’enigmatico Padoan emerge decisamente malconcio. A una domanda di Floris (nella registrazione della trasmissione lo trovate a 2h 2’ 22’’) su quanti  F-35 verranno acquistati, rilancia furbescamente alla collega Pinotti: non lo so, lo chieda a lei che è bravissima. Non è chiaro cosa c’entri essere bravissimi con il sapere quanti F-35 si vogliono comprare. Ma è il nuovo mondo della politica italiana: se non hai una battuta pronta, svicola. 

Cosa che Padoan ha fatto subito dopo di fronte alla debole insistenza di Floris, sfruttando la collaudata tecnica del benaltrismo. “Ci sono enormi spazi di efficientamento (preclaro esempio di burocratese renziano al suo massimo splendore, n.d.r.) del ministero della Difesa senza toccare le armi e la capacità di difesa del Paese” spiega il supertecnico-ministro. Un esempio? “Una delle cose che è stata chiarita è che il sistema di Difesa in Italia richiede, per esempio, quattro impiegati civili per ogni soldato” dice il Giancarlo di via XX Settembre. E, per rafforzare il suo argomentare, aggiunge l’asso nella manica, il confronto internazionale: “Un numero che ha pochissimi equivalenti nel mondo avanzato”. Dove la parola chiave è “mondo avanzato”, che lascia intendere come probabilmente l’Italia si trovi invece in compagnia di qualche popolo bantu (con tutto il rispetto per i bantu). Una quantità tale di corbellerie e approssimazioni che viene il sospetto di trovarci piuttosto di fronte a un Carcarlo (Pravettoni) anziché a un Giancarlo (Padoan) 

Ora le possibilità sono tre. Non sa di cosa parla. Grave. Sa di cosa parla, ma dice una bugia. Ancora più grave. Ha detto la prima cosa che gli è passata per la testa. Probabile, ma ugualmente senza scuse.

Se fosse come dice Padoan l’Italia avrebbe le forze armate più piccole del mondo: meno di 7000 militari, visto che i civili della Difesa sono circa 28 mila. Saremmo il paradiso del pacifismo mondiale, altro che Costa Rica. Peccato che invece sia l’opposto: siamo lo Stato con il maggior numero di militari per impiegato civile della Difesa, circa 7,5 militari per ogni civile. Contro una media europea di tre-quattro militari per civile e contro meno di tre militari per ciascun civile degli Stati Uniti.

La cosa non è secondaria, visto che l’uomo si presenta come l’efficientatore e il moralizzatore della spesa pubblica. E se non conosce questo dato macroscopico forse neppure gli passa per la mente che un militare, a parità di lavoro costa il doppio di un civile e, nonostante ciò, i militari che fanno gli impiegati (ma anche i camerieri) da noi sono più di quelli che fanno il lavoro del soldato. Ma nell’Italia che corre forse è un dettaglio.