Dalle richieste di arresto alle assoluzioni il passo è lungo. Cinque anni tra indagini, udienze preliminari e il processo. La Procura di Benevento era convinta che dietro la costruzione dell’ipermercato ‘I Sanniti’ nella paludosa periferia del capoluogo campano ci fosse una colossale trama di truffe e abusi per calpestare leggi e vincoli urbanistici, e persino una tangente mascherata da contributo a una onlus. Una trama ordita dal presidente del Palermo Maurizio Zamparini in complicità con la più potente ‘family’ del Sannio, Clemente Mastella e Sandra Lonardo, lui all’epoca ministro della Giustizia, lei presidente del consiglio regionale della Campania e fino al 2005 anche della onlus ‘Iside Nova’, celeberrima per le fastose rassegne culturali estive ‘Quattro Notti di Luna Piena’ sempre zeppe di concerti di star della musica e presentazioni di libri con contorno di vip.

Di qui dieci richieste di misure cautelari tra domiciliari (per Zamparini), divieti di dimora ed interdizioni ai pubblici uffici (nessuna riguardante i Mastella), tutte rigettate sia dal Gip che dal Riesame tra il 2010 e il 2011. Il Tribunale ha infine stracciato le ipotesi della Procura, e ha assolto quasi tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”. A cominciare dai Mastella, assolti con formula piena dall’accusa di corruzione, e da Zamparini. Prescrizione per un solo capo di imputazione risalente al 20 agosto 2006, una tentata corruzione contestata ai soli Zamparini e ad Erbert Rosenwirth, un suo stretto collaboratore: secondo le ricostruzioni degli inquirenti, per oliare le procedure amministrative e burocratiche, erano stati contattati alcuni personaggi influenti chiedendo loro di segnalare persone da assumere nell’ipermercato.

La sentenza ha stabilito invece che non ci fu alcun reato nel bonifico numero 002011648/540, importo di 50mila euro, emesso dal Banco di Napoli su ordine di Zamparini in favore di ‘Iside Nova’ il 4 giugno 2007. La Procura riteneva quel bonifico una ‘tangente mascherata’ per ricompensare i Mastella dei loro presunti buoni uffici presso l’assessore Udeur all’Urbanistica dell’epoca Aldo Damiano (anche lui assolto) affinché sbloccasse la pratica edilizia dall’impasse in cui si era cacciata, tra le bagarre politiche e le proteste degli ambientalisti.

Mastella, alle prese con la campagna elettorale per le europee che lo vedono uscente e ricandidato in Forza Italia, e con le polemiche per un recente rinvio a giudizio per associazione a delinquere in qualità di capo del ‘partito-clan’ Udeur, ha tirato un lungo sospiro di sollievo e via sms ha dichiarato al cronista: “Questa di Benevento era l’accusa più infamante per me. Mi sarei ritirato dalla corsa per le europee. Era una vicenda che ritenevo ingiusta, gli altri reati a me addebitati sono politici”. Poco dopo alle agenzie ha rilasciato una dichiarazione più articolata: “Se fossi stato condannato mi sarei ritirato dal mio impegno in politica. Per lunghi mesi ho atteso fiducioso che la Giustizia facesse il suo corso. Oggi mi vedo restituita la mia dignità di uomo e di politico. Di fronte a una sentenza di condanna avrei sicuramente rinunciato a proseguire nel mio impegno politico. Il Tribunale di Benevento – ha continuato l’europarlamentare – ha scandagliato in ogni dove ed ha accertato la assoluta inconsistenza delle accuse che mi erano state mosse. Del resto lo stesso pubblico ministero nel corso del dibattimento aveva chiesto per me il proscioglimento. Sono lieto, e lo dico senza enfasi, perché con questa sentenza la mia famiglia ritrova la serenità necessaria per guardare con rinnovata fiducia al futuro”.

Sprizza soddisfazione il suo avvocato, il professore di Diritto Penale Alfonso Furgiuele: “I magistrati hanno accertato l’inconsistenza delle accuse. Questa sentenza è un altro passo in avanti verso l’accertamento della verità. Del resto – conclude Furgiuele – già il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per Clemente Mastella”. Un pm diverso da quello che condusse l’inchiesta, Antonio Clemente, oggi in servizio a Roma. Il procuratore capo Giuseppe Maddalena gli tolse il fascicolo in seguito a un esposto di Mastella, i cui dettagli sono stati resi noti soltanto molti mesi dopo. Mastella denunciò di essere stato vittima di una sorta di tentata estorsione, riferendo che un politico del casertano lo aveva informato che il pm era pronto a farlo assolvere se lui in cambio avesse ritirato le azioni giudiziarie per diffamazione contro il fratello giornalista. L’inchiesta della Procura di Roma, competente sulle vicende delle toghe campane, ha archiviato l’esposto di Mastella ritenendo completamente infondate le ipotesi di reato contro il magistrato. Che però nel frattempo aveva preferito chiedere e ottenere dal Csm il trasferimento a Roma.