Roghi di pneumatici, spari, ordigni improvvisati e bottiglie lanciati verso le strade turistiche di Copacabana in Brasile. Nella favela Pavao-Pavaozinho di Rio de Janeiro, quartiere situato a pochi passi dalle strutture in cui si svolgeranno alcuni eventi delle Olimpiadi del 2016, sono scoppiati violenti scontri dopo che un residente locale, il ballerino Douglas Rafael da Silva Pereira, è stato trovato morto. Amici del giovane accusano la polizia di averlo picchiato a morte.

Secondo il quotidiano brasiliano O Globo, nei disordini è stato ucciso un altro residente della favela e un ragazzino di 12 anni è stato ferito da un colpo di arma da fuoco. La polizia non ha confermato la notizia e non è chiaro chi abbia esploso i colpi. Il ballerino 25enne lavorava per una trasmissione dell’emittente Globo, la più grande del Brasile, ed era molto noto nel quartiere. Le circostanze della sua morte non sono chiare, ma i residenti di Pavao-Pavaozinho ne hanno attribuito la responsabilità alla polizia. “Agenti hanno picchiato un mio amico alla morte, così come hanno torturato e ucciso persone in altre comunità”, ha detto il 23enne Johanas Mesquita, aggiungendo che “questi tentativi di portare la calma nelle favelas sono un fallimento, perché la violenza della polizia sostituisce soltanto quello che facevano prima i cartelli della droga“.

Nel 2008 la polizia brasiliana avviò un ambizioso piano mirato a respingere i cartelli dalle favelas di Rio in vista del Campionato mondiale di calcio che inizia a giugno e delle Olimpiadi che la città ospiterà tra due anni. Per il momento sono state create 37 ‘unità della polizia per la pacificazione’, che coprono una zona abitata da 1,5 milioni di persone. Residenti dei quartieri interessati dall’operazione hanno tuttavia accusato la polizia di uso eccessivo della forza e tattiche brutali, e hanno lamentato la mancanza di servizi sociali di base, promessi dalle autorità.