Il lettore, un po’ come il marito, è l’ultimo che viene a sapere le cose. A ciò che legge, a ciò che “vede”, generalmente tende a credere, se non altro perché non ha tempo né voglia di mettere sempre tutto in discussione e poi anche per quel filo di fiducia, di rapporto, che si crea con il “tuo” giornale, dal quale ti aspetteresti d’essere ampiamente ricambiato.

In realtà, spesso sui giornali si consumano questioni che di interesse collettivo hanno ben poco o meglio: ne avrebbero se partissero da un afflato sincero, ma in realtà nascondono regolamenti di conti personalistici, rancori pregressi, duelli cartacei alla “adesso ti faccio vedere io”. Interesse per il lettore: zero.

Se non i diretti interessati, credo in pochi si saranno davvero appassionati a un articolo del Corriere della Sera apparso nella pagina dei “Commenti”, cioè il luogo eletto in cui la direzione di un giornale intende sottolineare fenomeni sociali di rilievo assoluto. Dico in pochi, perché davvero esiguo era il perimetro della polemica affidata a Luca Mastrantonio, un tempo al Riformista e oggi in via Solferino. Tra i pochi (e appassionati), anche il sottoscritto, e non perché voglia infliggermi un “fine pena mai” già di buon mattino, né per il vezzo di impicciarmi di questioni che non mi riguardano, ma perché sono seriamente informato dei fatti.

Sotto il titolo Il brutto della stroncatura coatta di critici-blogger in cerca di visibilità, il giovine cronista del Corriere mette in luce l’insopportabile vezzo di stroncare i libri in maniera “prevedibile, pregiudiziosa, acritica”, in buona sostanza l’altra faccia di un marchettificio imperante. Per illuminarci sulla questione, Mastrantonio ci racconta di un duello sex-rusticano tra Elisabetta Ambrosi, giornalista e blogger del Fatto Quotidiano, e Selvaggia Lucarelli, che ha appena scritto un libro per Rizzoli. Dico sex perché della Ambrosi il Mastrantonio dice che “ha stroncato il romanzo simil-autobiografico della Lucarelli, dando voce agli invadenti seni della protagonista, che protestano per la sua ingratitudine: sono stati loro il “cavallo di Troia” che le hanno permesso di conquistare la tv. Nella replica su Libero, Lucarelli ha tirato in ballo la misura di seno della recensora (“piallata come la Bassapadana”). Non proprio una disputa ermeneutica”, così chiude Mastrantonio. Il quale poi, per dare peso al suo problematico pezzo, ci infila parallelismi dotti con straordinari stroncatori del passato, come Arbasino, Citati o piuttosto Enzo Golino.

Se al lettore del Corriere della Sera non bastano già questi elementi per abbandonare il suo caro giornale e rivolgersi altrove, qui si darà qualche elemento in più di comprensione. Il primo dei quali è che, guarda tu il caso, a ottobre Elisabetta Ambrosi aveva recensito il libro del Mastrantonio medesimo, Intellettuali del piffero, parlandone in termini non esattamente lusinghieri e il nostro non l’aveva presa benissimo su Twitter:

Dunque, un perfetto regolamento di conti via Corriere della Sera, imposto a ignari lettori, che questa mattina si saranno chiesti il perché di cotanta polemica. Non solo. Il conflitto di interessi del Mastrantonio è più limpido di acqua di fonte, visto che all’apparizione del suo libro era riuscito in un’impresa titanica, mai tentata da nessuno (forse per un senso minimo di vergogna): il Mastrantonio giornalista che scriveva (bene) del Mastrantonio scrittore! E naturalmente dopo aver benevolmente avuto già una recensione benevola, sempre sulle pagine del Corriere, da parte di Pigi Battista. Ne avevo scritto e poi via mail discusso con lo stesso Mastrantonio, ricevendone un certo disprezzo per quelle quattro regolette liberali che vorrebbero già poco eleganti (ma tollerate) le marchette ad opera di altri, figuriamoci poi le auto-marchette.

Per cui, quando al termine del suo pezzo sul Corriere di oggi Mastrantonio auspica “che dopo una sbornia di stroncature coatte si torni a rivalutare le marchette sincere”, evidentemente parla di sé.