Niente più obblighi di pubblicità-legale sulle pagine dei quotidiani e, quindi, niente più pagamenti faraonici dalle amministrazioni dello Stato agli editori dei giornali. E’ una delle ultime ricette del capo del governo Matteo Renzi per consentire alla Pubblica Amministrazione di contenere le spese.“Tanto c’è internet”, ha detto il Premier nell’annunciare la sua decisione, affermando che continuare ad imporre alle amministrazioni di spendere circa cento milioni di euro ogni anno per pubblicare sulle pagine dei giornali di carta gli avvisi di ogni bando di gara è inutile e anacronistico.

Apriti cielo.

“Togliere ai giornali l’annuncio di gare e aste significa condannarli a morte certa e immediata” ha scritto Giuseppe De Tomaso, Direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno in un editoriale intitolato “Presidente ci ripensi, con la stampa muore la libertà”, quasi che la libertà di stampa sia davvero legata a doppio filo ai giornali di carta e, quindi, alle fonti di finanziamento pubblico che, evidentemente, li tengono in vita.

Niente di più sbagliato, naturalmente.

Non c’è nessun rapporto tra la sopravvivenza dei giornali di carta – specie se davvero legata solo ai finanziamenti pubblici – e la libertà di informazione e, probabilmente, nel mondo non c’è mai stata tanta libertà di fare e ricevere informazioni quanta ce n’è da quando esiste Internet.

Ma non è, evidentemente, così che la pensa il Direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno che scrive “Internet è una grande invenzione, ma Internet sta all’informazione come una pornostar sta alla verginità. Internet è una cloaca, una discarica, uno sfogatoio di umori e sentimenti in nome di quella democrazia diretta che costituisce l’anticamera del totalitarismo”.

D’accordo difendere gli interessi di categoria ed il proprio portafogli – o, almeno, ritenere di farlo in preda ad un’evidente “delirio intellettuale” in cui si sovrappongono e confondono concetti che nulla hanno a che vedere l’uno con l’altro – ma è difficile accettare l’idea che il direttore di un giornale indirizzi parole tanto violente ed offensive ad un pezzo della storia moderna, definendo Internet come una cloaca, una discarica, una pornostar.

Intendiamoci, questa non è e non vuol essere una difesa dell’onore e della reputazione di Internet che è, in fondo, “solo” un mezzo di comunicazione di massa.

E’, però, importante scongiurare il rischio che si diffondano pericolosi equivoci intellettuali, alimentati ad arte da taluno, secondo i quali Internet sarebbe un pericoloso concorrente dei media tradizionali e, di conseguenza, un nemico giurato della libertà di informazione.

E’ importante allontanare da quanti – certamente ancora tanti specie in Italia – si informano prevalentemente attraverso giornali e TV il sospetto che Internet stia davvero all’informazione come una pornostar alla verginità. Non è così e sostenere il contrario significa mancare gravemente di obiettività per ignoranza del tema del quale si parla o, peggio, per malafede.

Internet non è nemico delle imprese editoriali e dell’informazione più di quanto i frigoriferi non lo siano stati dei venditori di ghiaccio, il motore a scoppio delle carrozze tirate dai cavalli o le grandi piattaforme di musica digitale dei venditori di dischi, cassette e CD. Internet è semplicemente protagonista di una nuova stagione per l’informazione, una stagione della quale gli editori devono interpretare nuove dinamiche, tendenze e percorsi evolutivi per sfruttarne al pieno potenzialità e risorse.

Internet, al contrario di quanto scrive il Direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno è, soprattutto, un irrinunciabile volano per lo sviluppo del pluralismo e della libertà di informazione.

Prendiamo, ad esempio, il caso degli avvisi di gara dalla cui pubblicazione, secondo De Tomaso, dipenderebbe la sopravvivenza dei giornali. Non dovrebbe essere il lavoro degli editori di giornali pubblicare pedissequamente grigi avvisi di gara e bandi pubblici.

A giornali e giornalisti toccherebbe, piuttosto, il compito di incrociare i dati e le informazioni che le amministrazioni dovrebbero pubblicare in formato open data sui propri siti istituzionali e seguire lo svolgimento delle gare, passo dopo passo, per denunciare i piccoli e grandi episodi di corruttela che si nascondono tra le pieghe del sistema.

Giornali e quotidiani online, potrebbero anche elaborare strumenti di ricerca e pubblicazione che rendano più facile per gli imprenditori informarsi e partecipare ad ogni genere di procedura ad evidenza pubblica.

Internet non è una cloaca ma, al contrario, la più concreta opportunità che ha la libertà di informazione di continuare a rappresentare la pietra angolare delle nostre democrazie.