Era uno scrittore siciliano, di Siracusa, si chiamava Aldo Adorno. Era un amico.

Ma non è questo il punto. E’ morto a Pasqua, nella Risurrezione, nella medesima alba, se n’è andato verso la luce, con le sue spoglie lasciate nel terribile giaciglio degli ultimi giorni, abbandonate finalmente le disillusioni mondane, la miseria, l’amarezza, il corpo mortale, l’ingombro. Non è questo il punto.

Aldo AdornoEra uno scrittore, ma non lo conosceva nessuno oltre i confini di Siracusa, eppure la vita, lo status, il modo di stare al mondo, gli scritti sconfessavano tenacemente il suo restare muto, a parte, privato ingiustamente dell’interesse di un pubblico di lettori più importante, più esteso. Ammirai la delicatezza del suo animo, la sua scrittura governata e matura, nel memoir (ma era molto di più) dal titolo Mentre tu immemore vagavi pubblicato da Bonanno edizioniNon raccontava soltanto la sua vicenda personale, i granuli di un’esistenza mai generosa, a tratti forse, interrotta da continui episodi di dolore, raccontava mezzo secolo di storia del nostro paese dentro un romanzo che era di formazione, era un romanzo civile, era un trattato di memoria e sulle contraddizioni e le fragilità dell’essere umano. 

Essere umano era il monito di Aldo, sedevamo al bar, parlavamo delle nostre cose, lui credeva ancora nel sussulto cagionato dall’amore, io no; soffriva maledettamente le sue battaglie con i tanti demoni, che lo coglievano la notte, disturbando la sua quiete, quiete che invece sapeva coltivare il giorno, con le sue letture, i pochi amici. Ma era uomo di fede, finché l’abisso o l’oblio non l’ha inghiottito, così la vita talvolta ci mette davanti la contingenza di qualcosa o qualcuno che diventerà il nostro nemico, la nostra fine, o quel Giuda concepito per tradire, funzionale al tradimento, eppure alla nostra Risurrezione.

Voglio tuttavia parlare dello scrittore Aldo Adorno, il mio è un appello ragionato e giusto perché ci sia chi si occupi dei suoi scritti, chi possa riconsegnarci questo grande intellettuale, perché non rimanga confinato alla memoria collettiva della sua città; il mio invito è rivolto agli editori – alla buona editoria – affinché si interessino di questo autore, colto, animo appassionato, e lo facciano riscattando le sue opere. E l’amico riposi in pace.