Quattro palchi, quindici attori ‘non professionisti’ in buona parte provenienti dal carcere minorile del Pratello e un coro composto da cinquanta cittadini di ogni età per riannodare i delicati fili della memoria sulla Resistenza. Questa l’intrigante ‘mise en espace’ che potrà essere vista il 25 aprile 2014 alle ore 21 nel Chiostro dell’ex Convento San Mattia a Bologna per lo spettacolo “VOCI. Generazioni. Resistenza”. Una pièce teatrale che rappresenta la conclusione di un percorso di confronto tra generazioni di anziani e adolescenti – tra questi sia gli studenti di tre classi delle superiori che giovani sottoposti a procedimento penale – che si sono cimentati in un percorso comune di conoscenza, elaborazione e creazione per riflettere sulla complessità della Resistenza e delle rappresentazioni orali, scritte e sceniche che ne sono state fatte negli anni passati.

“Abbiamo scelto di ricordare il 25 Aprile senza scivolare nella facile retorica”, spiega Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto Storico Parri di Bologna che con Teatro del Pratello e Università Primo Levi hanno ideato il progetto, “ogni stagione storica ha cercato nella Resistenza una rappresentazione adeguata al proprio periodo o, in altri momenti, in quanto patto fondativo di convivenza nazionale, la Resistenza è stata attaccata per essere demolita. Noi invece vogliamo recuperare le voci di ieri, di chi vi ha partecipato direttamente o di chi ne è stato testimone, per poi riportarla in uno spazio teatrale dove saranno le voci e la pluralità di sguardi di oggi a raccontarla di nuovo”.

L’effetto sovrapposizione di parole e testi nel chiostro/palco sarà sì straniante ma allo stesso tempo affascinante proprio perché dimensione diacronica e sincronica delle parole declamate si incrocerà creando conflitti, contraddizioni e sottolineando aspetti retorici: “Conflitti non vuol dire guerra”, continua Alessandrini, “i nemici contro cui si combatteva è assodato fossero fascisti e nazisti, semmai parliamo dei modi di esistere dell’epoca e dei decenni successivi, totalmente agli antipodi ma che possono convivere in un quadro non formale rassicurante. Per contraddizioni, invece, intendiamo ad esempio il dialogo spesso difficile tra le diverse componenti della Resistenza stessa. Infine per ‘retorica’ penso a un testo sacro come il Discorso sulla Costituzione pronunciato da Piero Calamandrei nel 1955: per quelli della mia generazione oggi appare un po’ retorico, per gli adolescenti che hanno seguito questo progetto non lo è affatto”.

Calamandrei sarà soltanto uno dei tanti nomi di storici e saggisti che hanno scritto sul tema Resistenza dal 1945 fino all’altro ieri, inseriti nella drammaturgia in scena il 25 aprile a Bologna. Con lo storico giurista fiorentino ci saranno, tra gli altri, Giorgio Bocca, Giorgio Quozzi e Giuseppe Garritano, ma anche Federico Chabod, Ernesto Galli della Loggia e stralci da “A cercar la bella morte” (1986) dell’ex combattente Rsi Carlo Mazzantini, padre della scrittrice Margareth, tra i primi di quelli dalla ‘parte sbagliata’ che pur senza pentimento per quella scelta fu tra i fautori della pacificazione nazionale (fu iscritto anche ai Radicali di Pannella ndr): “Conflitto non significa negare la Resistenza”, chiosa Alessandrini, “ma non vogliamo nemmeno che sia dissimulata la complessità di quel periodo storico finendo in una rappresentazione retorica che non aiuta nessuno”.

Finanziato dalla Regione Emilia Romagna e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, patrocinato dall’assessore al marketing del comune di Bologna e dall’Anpi, con la collaborazione del Museo Mambo, Cineteca di Bologna e quartieri Porto e Santo Stefano, VOCI vede alla regia Paolo Billi, veterano della sperimentazione teatrale con attori non professionisti provenienti dal carcere minorile bolognese del Pratello. “E’ un’operazione meritevole che ci fa grande piacere vedere”, ha commentato William Michelini, presidente Anpi della provincia di Bologna, “ma il 25 aprile 2014 cercate di partecipare anche alla manifestazione che terremo in piazza Maggiore alle 10 del mattino, non si sa mai che ve la dimentichiate”.