I vecchi transistor di Radio Aut sono diventati file audio da mandare in onda sul web e così da quel balcone al primo piano sul corso principale dove, 40 anni fa, si affacciava il boss Tano Badalamenti per distribuire ai cittadini banconote da centomila lire durante la processione di Santa Fara, oggi sorridono Giovanni Impastato e Leoluca Orlando, venuti a inaugurare simbolicamente la nuova sede di Radio Cento Passi proprio nella casa confiscata al capomafia più “trattativista con lo Stato” degli Anni 70.

Benvenuti a Cinisi, 35 chilometri da Palermo, a due passi dall’aeroporto Falcone-Borsellino, il paese dove don Procopio Di Maggio, uomo della banda di Al Capone e braccio destro di don Tano, a 93 anni passeggia riverito per il corso principale e dove tra qualche giorno la voce di Peppino e dei suoi compagni di allora tornerà a farsi sentire dai microfoni della Web radio sorta nel 2010 sulla scia del successo del film di Marco Tullio Giordana per volontà di un gruppo di ormai “anziani” compagni di Peppino Impastato, tra cui Danilo Sulis e Salvo Vitale, che non ha perso la irriverenza di tanti anni fa: “Non puoi capire – dice Vitale – la soddisfazione che provo ogni volta che apro la porta di questa casa per partecipare a dibattiti e convegni, ma soprattutto quando vado in bagno e nella mia immaginazione vedo riflessa la faccia di don Tano dentro la tazza del water”.

Inaugurazione simbolica perché la casa di Badalamenti è ancora un mucchio di stanze vuote con i segni del suo delitto più atroce appesi alle pareti, le foto in bianco e nero dei resti di Peppino segnati dal rosso del sangue sparsi in un’area di oltre duemila metri quadri. Sono le immagini della controinchiesta compiuta subito dopo l’omicidio dai suoi compagni di allora, che portò a galla le prime stranezze investigative, culminate poi nel depistaggio clamoroso che paralizzò le indagini per decenni. Stranezze di cui si accorse anche il pretore di allora, Giancarlo Trizzino, che non riusciva a comprendere come mai di quel corpo dilaniato non venne rinvenuto neanche un pezzo “consistente”. Erano anni in cui, come dice il sindaco Orlando “non c’era trattativa tra Stato e mafia, ma identificazione: basta leggere la prima sentenza in cui è scritto che i carabinieri hanno svolto una funzione di deviazione delle indagini che avevano scoperto quell’identificazione tra pezzi dello Stato e la mafia”.

Qui, nella stanza retrostante il salone al pianterreno, sarà collocata la sala regia, con il tavolo di trasmissione e i microfoni; non sarà facile, invece, trovare uno spazio per la redazione di giovanissimi e appassionati aspiranti giornalisti che il fratello di Peppino ha battezzato come eredi dell’esperienza di Radio Aut: “C’è una continuità storica tra Radio Aut e Radio Cento Passi – dice Giovanni Impastato – qui bisogna recuperare un ritardo culturale assai grave: prima delle stragi del ’92, per promuovere la legalità a scuola non ci facevano neanche entrare. Peppino, inoltre, era un consigliere comunale qui a Cinisi: è vero, gli hanno intitolato una strada e l’aula consiliare, questa casa l’abbiamo acquisita anche grazie al Comune, ma se ogni anno il consiglio comunale si fosse riunito in seduta straordinaria per commemorarlo, forse non avremmo avuto questo deficit di legalità qui in paese”.

Il compito di colmarlo oggi è affidato alla giovane redazione che divide la casa che fu del boss con l’associazione “Peppino Impastato” e lo stesso Comune di Cinisi, che qui collocherà la biblioteca comunale. Radio Cento Passi iniziò a trasmettere proprio da Cinisi la sera del 5 gennaio 2010, dalla casa di Impastato su questo corso principale, separata dall’abitazione di Badalamenti dagli ormai noti “cento passi”. Da allora è diventata una realtà con punti di riferimento a Roma, Milano, Bari e Hannover, in Olanda, un canale You-Tube, dal gennaio 2013 anche un giornale on line e una web tv, in programma corsi formazione di tecnici radio e di giornalismo e in cantiere il progetto “Onda d’urto“, per il quale si attendono i finanziamenti. Le trasmissioni dovrebbero partire il 9 maggio, in occasione del 36° anniversario dell’omicidio di Peppino, andranno in onda a puntate anche 32 programmi condotti da Salvo Vitale dopo il delitto, “molto forti e per certi aspetti ancora più violenti e irriverenti di Onda Pazza”, giura. Basterà per investire Radio Cento Passi della pesante eredità di Radio Aut? “Radio Aut morì nel 1980, come muore il carbone acceso che si copre come un panno per togliergli l’ossigeno – conclude Vitale – non penso che quel tipo di esperienza sia ripetibile, è morta con Peppino perché quella era una radio movimentista, di lotta continua e io in giro non ne vedo molta”.

da Il Fatto Quotidiano del 17 aprile 2014