“Rendici capaci di proteggere gli indifesi, soprattutto i bambini, le donne e gli anziani, a volte fatti oggetto di sfruttamento e di abbandono”. Messaggio pasquale Urbi et Orbi, alla città di Roma e al mondo, di Papa Francesco con una preghiera particolare contro la pedofilia e il femminicidio. Due piaghe che erano già state al centro delle meditazioni della via crucis del venerdì santo al Colosseo. Dopo aver celebrato, ieri sera, la veglia pasquale nella Basilica Vaticana nella quale ha amministrato il battesimo a 10 catecumeni, dai 7 ai 58 anni, Papa Francesco ha presieduto la Messa di Pasqua sul sagrato di piazza San Pietro trasformato per l’occasione in un giardino fiorito. Come già aveva fatto lo scorso anno, nella sua prima Pasqua da Pontefice, Francesco ha scelto di non tenere l’omelia e di parlare soltanto prima della benedizione Urbi et Orbi pronunciata come tradizione dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, lì dove il neoeletto Bergoglio, il 13 marzo 2013, aveva rivolto ai fedeli di tutto il mondo il suo primo saluto da Papa con quell’indimenticabile: “Fratelli e sorelle buonasera”.

Oggi lo sguardo di Francesco si è rivolto ancora una volta ai focolai di conflitto sparsi in tutto il mondo affinché “cessi ogni guerra, ogni ostilità grande o piccola, antica o recente!”. Bergoglio ha pregato in particolare per la Siria, “perché quanti soffrono le conseguenze del conflitto possano ricevere i necessari aiuti umanitari e le parti in causa non usino più la forza per seminare morte, soprattutto contro la popolazione inerme, ma abbiano l’audacia di negoziare la pace, ormai da troppo tempo attesa!”. Il Papa ha pregato anche per le “vittime delle violenze fratricide in Iraq“, per la fine degli scontri nella Repubblica Centroafricana, per la fine degli “efferati attentati terroristici in alcune zone della Nigeria e le violenze in Sud Sudan“, per la “riconciliazione e la concordia fraterna in Venezuela“, per la pacificazione in Ucraina, e in particolare per le “speranze suscitate dalla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi“. Proprio la Terra Santa sarà, dal 24 al 26 maggio prossimi, la meta del secondo viaggio internazionale di Bergoglio dopo quello dell’agosto 2013 in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro.

Papa Francesco, che venerdì santo attraverso il suo elemosiniere ha donato banconote da 50 euro e un biglietto di auguri ai clochard di Roma, ha guardato anche a coloro che soffrono a causa della crisi economica, ai sequestrati, ai malati e agli immigrati. “Aiutaci – è stata la preghiera di Bergoglio – a sconfiggere la piaga della fame, aggravata dai conflitti e dagli immensi sprechi di cui spesso siamo complici. Fa’ che possiamo curare i fratelli colpiti dall’epidemia di ebola in Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia, e quelli affetti da tante altre malattie, che si diffondono anche per l’incuria e la povertà estrema. Consola – ha aggiunto ancora Francesco – quanti oggi non possono celebrare la Pasqua con i propri cari perché strappati ingiustamente ai loro affetti, come le numerose persone, sacerdoti e laici, che in diverse parti del mondo sono state sequestrate. Conforta coloro che hanno lasciato le proprie terre per migrare in luoghi dove poter sperare in un futuro migliore, vivere la propria vita con dignità e, non di rado, professare liberamente la propria fede”.

Parole importanti il Papa le ha rivolte anche alla sua Chiesa ricordando che la resurrezione di Gesù è la “buona notizia per eccellenza” e che “questo avvenimento è alla base della nostra fede e della nostra speranza: se Cristo non fosse risorto, il cristianesimo perderebbe il suo valore; tutta la missione della Chiesa esaurirebbe la sua spinta, perché è da lì che è partita e che sempre riparte”. E in un altro passaggio Francesco ha sottolineato che “in Gesù, l’amore ha vinto sull’odio, la misericordia sul peccato, il bene sul male, la verità sulla menzogna, la vita sulla morte. In ogni situazione umana, segnata dalla fragilità, dal peccato e dalla morte, la buona notizia non è soltanto una parola, ma è una testimonianza di amore gratuito e fedele: è uscire da sé per andare incontro all’altro, è stare vicino a chi è ferito dalla vita, è condividere con chi manca del necessario, è rimanere accanto a chi è malato o vecchio o escluso”. Il ritratto di quella Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali che Bergoglio sta cercando di concretizzare nel suo pontificato non senza difficoltà e opposizioni. E, infine, il Papa ha fatto suo il grido “non abbiate paura” del vangelo della risurrezione di Gesù. Parole divenute l’emblema dei ventisette anni di pontificato di Giovanni Paolo II che, domenica 27 aprile, insieme a Giovanni XXIII, sarà canonizzato in piazza San Pietro da Francesco.

twitter: @FrancescoGrana