Negli ultimi 3 anni al Pio Albergo Trivulzio sono stati esternalizzati molti servizi in nome della spending review, ma così sono bravi tutti a tagliare la spesa pubblica: basta spostare i costi del personale interno sull’esterno.

Strano anche il caso dell’Ufficio Tecnico gestito da Alessandro Lombardo, il dirigente molto vicino all’ex Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che inspiegabilmente è rimasto l’unico superstite della precedente amministrazione PdL travolta dallo scandalo di Affittopoli: a partire dall’agosto 2012, in meno di 13 mesi, ha bandito 3 procedure comparative per contrattualizzare 5 architetti.

Sono tutti liberi professionisti ritenuti indispensabili e così esperti da giustificare un esborso di quasi 500.000 euro in 3 anni? Come mai un’azienda che si dichiara in stato di crisi può permettersi questo lusso?

Quattro dei cinque professionisti di cui sopra erano già presenti al Trivulzio e sono arrivati tutti sotto la precedente gestione Trabucchi-Lombardo. Sono stati veramente i migliori, i più bravi, oppure sono state organizzate selezioni che hanno finito per favorire alcuni al posto di altri? I lavoratori lasciati a casa e sacrificati alla ragion di Stato della spending review se lo stanno ancora chiedendo.

Se lo chiede soprattutto l’architetto Masciadri, escluso da due procedure comparative con provvedimento firmato dal Direttore Generale Giovanni Maria Soro. Come è stato possibile che a soli due mesi dalla sua dipartita sia stato emesso un bando, per contenuti e stipendio identico al suo precedente contratto, e conferito a tecnici con meno della metà delle sue abilitazioni?

Il 29 novembre scorso il TAR Lombardia ha dato ragione all’architetto accogliendo il suo ricorso e sottolineando l’incostituzionalità della sua esclusione all’ultimo concorso del Trivulzio. Qualche mese dopo, però, il Consiglio di Stato ha ribaltato l’ordinanza del tribunale regionale e ha dato ragione all’Ente ribadendo la tesi di un discutibile presunto conflitto d’interessi tra il Masciadri e il Trivulzio, riferendosi all’esistenza di una sua causa di lavoro conseguente ai suoi precedenti dieci anni di contratti.

Ma, come spiegano gli avvocati Valesini e Sitzia, sembrerebbe che il Consiglio di Stato abbia travisato la differenza tra qualificazione giuridica e svolgimento di un contratto di lavoro. Due elementi ben diversi tra loro visto che un contratto può essere valido giuridicamente parlando ma illegittimo nelle modalità di svolgimento ed esecuzione dello stesso. Tale sentenza del Consiglio di Stato ha comunque creato un precedente “pericoloso” per tutti coloro che cercano di far valere i propri diritti in ambito lavorativo senza però precludersi la possibilità, o meglio il diritto costituzionale, di poter partecipare ad altri bandi o selezioni pubbliche. Il 29 maggio ci sarà comunque la sentenza del TAR Lombardia.

In ogni caso è evidente che negli ultimi anni al Trivulzio ci sia stata una moltiplicazione di figure professionali nel settore tecnico a dispetto della difficile situazione economica dell’Ente e dei proclamati intenti di ridurre le spese in ambito pubblico.

Un tale incremento dei liberi professionisti potrebbe far pensare a un aumento dell’attività progettuale nel campo delle costruzioni e dell’attività edilizia in genere all’interno della struttura. Ma la “stagione” delle grandi opere per il Pio Albergo Trivulzio si è chiusa già all’inizio del 2013 con l’inaugurazione delle RSA Bezzi e ora l’attività è sostanzialmente di pura routine, salvo alcuni modesti cantieri per i quali figure consulenziali con partita IVA di supporto all’Ufficio Tecnico sono decisamente poco utili, considerando peraltro che tale attività potrebbe facilmente essere svolta dal personale tecnico dipendente in pianta stabile al PAT. Al contrario servirebbero invece tecnici con potere di firma e responsabilità professionali ben precise che però andrebbero individuati con incarichi esterni e specifici bandi secondo una normativa ben più rigida rispetto a quella delle procedure comparative così tanto “amate” dai dirigenti dell’Ente.

Il sospetto è che l’epurazione del 2011 sia stata un mero pretesto per tutelare i soliti noti in azienda. Il tutto in un Ufficio Tecnico già stato oggetto d’indagini su affitti e appalti da parte della Procura di Milano e della Guardia di Finanza.

E negli altri comparti invece? Al Trivulzio è in atto un ritorno al passato, una pioggia di incarichi di lavoro attraverso il sistema delle procedure comparative.

Un esempio eclatante è il recente bando, alias procedura comparativa, indetto dal Trivulzio con scadenza 1 aprile per il conferimento di 61 incarichi libero professionali per prestazioni di terapista della riabilitazione con un impegno di spesa per i prossimi 30 mesi di oltre 4 milioni di euro.

Tre sono le questioni su cui riflettere.

1)      Il ricorso sfrenato ad un precariato istituzionalizzato fatto di “false” partita IVA o contratti di collaborazione.

2)      Il core business di una azienda sanitaria fondata sulla riabilitazione, affidato a 61 contratti libero-professionali. (Cosa accadrà alla scadenza dei 30 mesi? Non ci sarà più bisogno di riabilitazione all’ospizio Trivulzio?)

3)      La spending review completamente disattesa e soprattutto una gestione che incentiva il precariato, vero dramma nel nostro Paese, ancor più intollerabile se perpetuato da una azienda pubblica.

Quello delle procedure comparative è un sistema adottato persino dal nuovo Direttore Generale per la ricerca di un collaboratore dalle caratteristiche professionali più uniche che rare: esperto di materie giuridiche e amministrative, di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008, ex 626) e di Sistemi Informativi. Professionalità così insolitamente eterogenee che hanno imposto una selezione davvero molto difficile avvenuta il 23 dicembre dell’anno scorso: il neoassunto avrà certamente trascorso un felice Natale!

Altre spese consulenziali, infine, sono quelle preventivate al fine di coadiuvare l’ufficio legale proprio in virtù del numero cospicuo di cause e vertenze: la nuova Amministrazione, che ha creato il problema, ora deve mettere mano nelle casse dell’Ente, e quindi ad altre risorse pubbliche, per risolverlo o quantomeno cercare di tamponarlo. L’avviso pubblico del 24 febbraio 2014 per la formazione di un elenco permanente di avvocati per l’affidamento e la gestione degli incarichi ai legali fiduciari dell’Ente la dice lunga sull’argomento.

Anche il Movimento 5 Stelle vorrebbe vederci chiaro: il consigliere comunale Mattia Calise ha depositato un’interpellanza per chiedere all’Amministrazione di far luce sulla vicenda.

Forse la revisione di spesa in Italia è finita e noi non ce ne siamo accorti: al Pio Albergo Trivulzio si può ancora spendere come ai vecchi tempi con una certa naturalezza e solo per alcuni comparti ritenuti “speciali”, lasciando passare il messaggio che la meritocrazia e la valorizzazione dei lavoratori più onesti e capaci sia ancora una chimera nel nostro Paese. Lavoratori troppo spesso precari, un esercito invisibile di uomini e donne di ogni età che si aggrappano con la punta delle dita a un mercato del lavoro che dovrebbe tutelarli invece di assistere inerte al loro sfruttamento.