Sono almeno 58 i morti a seguito dell’irruzione che una folla di giovani armati ha fatto in una struttura dell’Onu in Sud Sudan. Dopo che i caschi blu hanno aperto il fuoco respingendo gli assalitori, questi si sono diretti verso il campo adiacente, sempre sotto tutela delle Nazioni unite, che ospita circa 5mila civili della minoranza Nuer.

“Non si fermano le violenze che da dicembre 2013, insanguinano senza tregua il Sud Sudan”, commenta Intersos, organizzazione umanitaria che ha reso noto come “dalle prime ore di questa mattina, a Bor, nello stato del Jonglei, si sia registrato un violento attacco ai danni della popolazione civile all’interno del campo allestito per gli sfollati. Un gruppo di giovani uomini armati ha fatto irruzione nel campo, aprendo il fuoco contro i civili. Le vittime sono 58, di cui 48 civili soprattutto donne e bambini, 10 i corpi degli assalitori, oltre 50 i feriti”.

Gabriel Hilaire, project manager per Intersos, al momento dell’attacco, si trovava nel campo per una distribuzione di kit d’emergenza. “Li ho visti arrivare, armati. Hanno iniziato a sparare in mezzo alla gente che aspettava: donne, bambini, anziani inermi. Non abbiamo potuto far altro che correre, ma non tutti si sono salvati”, racconta. Lo staff di Intersos si trova a Bor “per assistere la popolazione sfollata che vive nel campo. Quasi 5.000 persone, da mesi, vivono qui per sfuggire agli scontri e gli operatori Intersos portano avanti attività di assistenza, supporto e protezione dei gruppi più a rischio, donne e bambini, attività educative e distribuzioni di beni di prima necessità”.

Tutto il personale Intersos, rileva l’organizzazione, “adesso è al sicuro”. “La situazione nel paese rimane estremamente tesa: l’ultimo attacco – prosegue Intersos – arriva a poche ore dalla notizia che le milizie ribelli hanno riconquistato, dopo violenti scontri con le forze governative, la citta di Bentiu, nello stato di Unity, punto nevralgico per i giacimenti petroliferi”. “A causa dell’insicurezza e delle violenze nel paese, più di 800.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, di queste circa 68.000 vivono nei campi allestiti per accogliere gli sfollati. Quasi 4,9 milioni di persone nel paese stanno subendo le conseguenze di questo conflitto”.