Sono lontani i tempi in cui Beppe Grillo tuonava contro l’allora presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera accusandolo di aver svuotato di valore l’azienda. Ma anche nell’assemblea che ha nominato Giuseppe Recchi presidente della società e confermato a Marco Patuano l’incarico di amministratore delegato non sono mancati i malumori. Con il consigliere uscente Luigi Zingales che ha chiesto conto della maxiliquidazione dell’ex presidente Franco Bernabé (“grida vendetta”, ha dichiarato) e con l’ex manager Telecom, Stefano Mazzitelli, che ha denunciato l’“assordante silenzio” dell’azienda in occasione del suo ingiusto arresto lo scorso febbraio nell’ambito di un’inchiesta di riciclaggio sulla filiale Telecom Sparkle.

Alla fine, però, nell’assemblea, che ha registrato un picco di affluenza (il 56% del capitale) e un record di durata (12 ore), tutto è andato secondo le attese: Telco, la holding controllata dalla spagnola Telefonica, con il suo 22% del capitale di Telecom, ha ottenuto dieci posti in consiglio. Assogestioni, che rappresenta le società di gestione delle banche, ne ha avuti tre riuscendo a catalizzare più voti di Telco, mentre il socio di minoranza Marco Fossati con la sua Findim (5%) è rimasto fuori dal cda composto da 13 consiglieri. Una pesante sconfitta per il capolista di Findim, Vito Gamberale, sulla cui candidatura ha pesato il conflitto di interessi per via dell’incarico di presidente del fondo F2i, che assieme alla Cassa Depositi e Prestiti, controlla Metroweb, società che sta già sviluppando la rete a banda larga nel Paese. L’assemblea, che ha approvato i conti 2013 (­674 milioni di perdite), è stata poi per Patuano la buona occasione per tentare di ricucire gli strappi fra azionisti con l’obiettivo di portare avanti un piano industriale che, oltre alle dismissioni, potrà contare fino al 2015 anche sull’aiuto dello Stato con i contratti di solidarietà che riguardano la metà dell’intero personale Telecom (circa 30mila persone, secondo il sindacato Snater) con un peso di circa 600 milioni sulle casse dell’Inps.

Il manager ha spiegato all’assemblea che Telecom è a “un punto di svolta” con la crescita che poggia sulla “ritrovata armonia tra i soci, condizione essenziale per dare concretezza al futuro di Telecom Italia”. Un messaggio diretto a Fossati, che già a dicembre aveva tentato di revocare i vertici e che ha annunciato l’intenzione di essere “coerenti e propositivi” verso il nuovo consiglio da cui si aspetta “ il rilancio di questa bella azienda”. A patto che non ci siano conflitti d’interesse, “altrimenti saremo i primi a tornare qua in assemblea a chiedere una revoca”. Telco ha “già fatto una prima mossa importante, quella di proporre una lista indipendente”, ma “l’indipendenza si dimostra con i fatti”. Sullo stesso tono anche l’intervento di Franco Lombardi, presidente dell’Asati, associazione dei piccoli soci Telecom, che ha precisato: “Giudicheremo sui risultati già a partire dalla semestrale 2014”.

Nel contesto di ritrovata sintonia fra soci, Patuano ha ribadito che non ha intenzione di cedere la filiale brasiliana da cui però presto arriverà nuova liquidità grazie alla cessione di 7mila torri mobili che assieme alla vendita delle omologhe italiane e dei multiplex di Ti Media, porterà nelle casse della società due miliardi di euro da investire nello sviluppo. Proprio la banda larga resta però il punto più delicato del futuro di Telecom il cui ad ha dichiarato di aver “archiviato lo scorporo della rete fissa” fornendo “a tutti gli operatori le migliori garanzie in termini di parità di trattamento”.

Il manager non si è invece sbilanciato sulla possibilità che Telecom possa investire in Metroweb, la società controllata dal fondo F2i di Gamberale e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Ma, ha poi aggiunto, finora “dal dialogo con la Cdp fino ad oggi non è scaturito granché perché partivamo dall’errata convinzione di separare la rete. Chiarito che la rete non si separa, forse ci saranno altre modalità ma non le abbiamo ancora esplorate”. Intano il tempo passa e gli obiettivi fissati dall’Agenda digitale di Bruxelles al 2015 si allontanano. Con il governo di Matteo Renzi che sulla rete non ha evidentemente ancora le idee chiare