Una poltrona invece di due. Così Parmalat riduce il peso degli azionisti di minoranza nel Consiglio di amministrazione della società. È questa una delle novità contenute nelle modifiche allo statuto richieste dal socio di maggioranza Sofil Sas e approvate dall’assemblea straordinaria e ordinaria degli azionisti. I soci di minoranza però non ci stanno e parlano di privazione di diritti, visto che avranno ancora meno poteri decisionali rispetto a prima: “Questa scelta allontana Parmalat dalle buone pratiche di corporate governance – ha detto in assemblea Giorgio Martorelli per il fondo Amber – Questo è un caso emblematico di delibera in conflitto di interessi e frutto di un evidente abuso della maggioranza ai danni della minoranza”.

La multinazionale di Collecchio però è andata avanti per la sua strada, seguendo le direttive dei francesi. Alla presenza di soci per l’89,4 di azioni, l’assemblea ha approvato le modifiche statutarie sulla governance come richiesto da Sofil, che detiene l’84 per cento delle quote. Da undici, i membri del consiglio passano quindi a sette, lasciando le minoranze solo con un posto invece di due, e privandole della possibilità di convocare il consiglio.

La richiesta di modifica era stata fatta dall’azionista di maggioranza a poche settimane dalle dimissioni dell’intero Cda di Parmalat ed è passata, non senza polemiche, quasi solo con il voto favorevole di Lactalis, con l’84 per cento delle preferenze. Il nuovo statuto però è già entrato nel mirino della Consob con un doppio esposto che nei giorni scorsi aveva portato la Commissione a chiedere chiarimenti alla società, anche dal punto di vista di possibili contraddizioni con il concordato ancora vigente sulla società approvato dal ministero del Lavoro ai tempi di Enrico Bondi. Parmalat di contro, ha interpellato due professionisti, Alberto Maffei Alberti e Carlo Marchetti, che hanno attestato la conformità delle modifiche statutarie proposte da Sofil rispetto alle previsioni del concordato, e ha proceduto al passaggio al nuovo board ridotto.

I soci di minoranza però non ci stanno e chiedono tutele. Il fondo Fidelity ha espresso voto contrario, su parere di due proxy advisor, spiegando che “in quanto azionisti di minoranza, pensiamo che in questo modo vengano ridotti i nostri diritti” ha spiegato Alberto Chiandetti. Critiche sono piovute anche da Marco Pedretti di Azione Parmalat, che aveva presentato insieme ai fondi di minoranza esposto alla Consob sulle modifiche statutarie, e da Arturo Albano di Talete Corporate, che ha parlato di “scelta anacronistica perché le modiche di statuto solitamente vanno per aumentare diritti minoranza, e non il contrario. C’è chi ha ricordato l’epoca Tanzi: spero non si ripeta, ma il pericolo c’è”. Anche perché Albano ha fatto notare che le modifiche di statuto presentate da Sofil coincidono con la bozza a cui stava lavorando il Cda prima delle dimissioni, dimostrando una disparità di trattamento tra i soci, alcuni dei quali hanno avuto accesso al documento che non era stato ancora presentato: “E’ evidente che qualcuno all’interno di Parmalat ha fatto arrivare il documento a Sofil, e questo sarebbe grave. Spero che il collegio dei sindaci si attivi”.

L’assemblea ha quindi nominato il nuovo consiglio d’amministrazione. Nuovo presidente al posto di Francesco Tatò sarà Gabriella Chersicla, mentre non ci sarà la figura di amministratore delegato perché la gestione operativa farà capo al direttore generale Yvon Guerin, già coinvolto nell’inchiesta penale per appropriazione indebita aperta dalla Procura di Parma. Con Chersicla entrano in consiglio altri sei membri della lista Sofil: Riccardo Perotta, Patrice Gassenbach, Paolo Luzzati e Laura Gualtieri, e Antonio Sala, che come Guerin era finito nel mirino degli inquirenti anche per l’acquisizione della società americana Lag. A rappresentare le minoranze nel board sarà Umberto Mosetti, in testa alla lista presentata da Fidelity, Gabelli Funds, Setanta Asset Management Limited e Amber, titolari complessivamente del 2,9 per cento del capitale di Parmalat.