Per suonare la tastiera nella band di Lollo Love bisogna “tenere il cuore”, mica conoscere gli “scarabocchi” sul pentagramma. Innesto di musicarello su struttura poliziottesca, Song ‘e Napule fa sua la convinzione del cantante neomelodico interpretato da Giampaolo Morelli, che odia i session man opportunisti e spopola con la canzone Cuoricina a Napoli e provincia, dando la precedenza alla passione cinefilo-bis rispetto alla correttezza anestetizzata di troppi titoli nostrani. Del resto a produrre è la Devon Cinematografica dei fratelli Sergio e Luciano Martino, scomparso lo scorso agosto, padri di una precisa idea di cinema di cui i Manetti inseguono da sempre le tracce. 
 
Da oggi nelle sale con Microcinema, il loro ultimo lavoro infila situazioni volutamente arcinote di un certo gusto Settanta (inseguimento su “Giulia originale” compreso) sul canovaccio di una commedia con al centro il più classico dei suoi luoghi: il matrimonio. Nello specifico quello tra Ciro Piscetta e Antonietta Scornaienco, figlia di “Mazza di ferro” Scornaienco, boss della Camorra legato da vecchissima amicizia a ‘O Fantasma, letale superlatitante sul quale la polizia vuole mettere le mani proprio in occasione delle trashissime nozze. Chiave di volta dell’operazione sarà Paco Stillo, pianista diplomato al conservatorio e poliziotto suo malgrado da un paio d’anni, che dovrà infiltrarsi, con il nome d’arte di Pino Dynamite, nella band di Lollo Love, chiamata ad intrattenere gli ospiti della festa.
 
Ancorato alla realtà di Napoli, ai semafori bruciati, all’allergia per la raccolta differenziata, a una diffusa rilassatezza dei costumi, il film ispeziona con occhio attento la condizione socio-culturale di una città-Paese colma di giovani inchiodati da contratti capestro o impossibilitati a inseguire i propri sogni. Che il tema del lavoro ai tempi della crisi interessi i due registi emerge fin dalla sequenza precedente ai titoli di testa con Paco a colloquio col questore Vitali, l’impagabile Carlo Buccirosso, al fine di essere arruolato in Polizia su segnalazione di un fantomatico assessore. Tra la vergogna della raccomandazione e quella di farsi mantenere dai genitori, il candido ragazzo sceglie la prima, assiste ad una sfuriata del questore sull’“andazzo generale” e poi è subito arruolato: «Che faccio lo sgarbo al figlio della mamma che conosce l’assessore Puglisi?!» sillaba il miglior caratterista in circolazione. Niente di più realistico. 
 
Dietro l’estetica da fumetto cult, i tagli di inquadratura coatti e il corteggiamento di certi codici televisivi, Song ‘e Napule mantiene fluidità e compattezza nonostante la durata non indifferente, forte di un cast affiatato e di una bella galleria di personaggi-macchietta interpretati da attori in vena di divertirsi. Su tutti Giampaolo Morelli, anche autore del soggetto, efficacissimo nei panni di Lollo Love, guaglione per bene che smentisce la vulgata secondo cui dietro agli artisti neomelodici si nasconda in realtà la camorra. Ai Manetti piacerà anche la blaxploitation, ma stando al loro ultimo titolo sembrano cresciuti più con la commedia all’italiana che con Jack Hill e Melvin Van Peebles.