Il 2014 sarà un anno pieno di sfide per l’editore del Corriere della Sera, Rcs: bisognerà spingere lo sviluppo digitale della spagnola Unidad Editorial e riorganizzare le attività iberiche di Veo Tv nel caso il governo decida di riprendersi definitivamente due dei quattro canali del gruppo, occorrerà ridare smalto a Rcs Sport dopo lo scandalo degli ammanchi di cassa (che nel bilancio 2013 sono costati 12,2 milioni, come riportato dalla Relazione finanziaria del gruppo al 31 dicembre 2013), sarà necessario trovare nuovi bestseller per rimanere a galla sul mercato dei libri, andrà completata la riorganizzazione del gruppo e vanno trovati acquirenti per le prossime attività da vendere sul mercato (tra cui sono in attesa di un compratore le radio Finelco).

E soprattutto occorrerà continuare a sostenere i conti dei due quotidiani italiani, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, visto che il mercato pubblicitario segna una nuova caduta, secondo i dati dell’Osservatorio Fcp, con un -5,8% a febbraio. E dire che nemmeno il 2013 è stato un anno facile per il gruppo da Pietro Scott Jovane, oggetto egli stesso di diverse scontri sulla sua retribuzione. L’anno scorso l’amministratore delegato dell’editrice che ricopre anche la carica di direttore generale ha guadagnato complessivamente 716mila euro di cui 35mila in bonus non monetari. Ma, vista la delicata fase economica che continua ad attraversa l’azienda, si è dovuto decurtare lo stipendio del 10 per cento. Stessa riduzione che, secondo la relazione sulla remunerazione 2013 ci sarà anche per quest’anno. E così il manager nelle scorse settimane al centro di una bagarre sul suo bonus per il 2016 si trova a guadagnare poco più di 100mila euro in più dello stipendio base del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che ammonta a circa 570mila euro. 

Rcs, però, ha dovuto spendere alla fine molto di più per dare il benservito al fondatore e direttore storico de El Mundo Pedro J. Ramírez, dimissionato a fine gennaio nonostante i vari scoop del giornale sotto la sua guida e soprattutto costando all’azienda milanese 13,5 milioni di euro in tutto. Somma considerevole se si pensa che Rcs ha chiuso un 2013 con un rosso di 218,5 milioni su un fatturato di 1,3 miliardi e un margine operativo lordo negativo per 82,9 milioni. Per il 2014 il gruppo presieduto da Angelo Provasoli (con uno stipendio 2013 di 388mila euro e una decurtazione al 30% anche per quest’anno) conta per risollevarsi sugli investimenti pubblicitari delle aziende in vista dei Mondiali di calcio, organizzati in Brasile dal prossimo giugno, e sulla crescita delle attività digitali in Italia come in Spagna.

Nella Penisola però le diffusioni totali mostrano che il Corriere della Sera, a febbraio rispetto a gennaio secondo le ultime rilevazioni Ads, segna un +2,2% accompagnato da un -1,2% proprio sulle copie digitali mentre la Gazzetta dello Sport rimane complessivamente stabile a +0,1 per cento. Le vendite dei quotidiani (così come la raccolta pubblicitaria) tendono a mantenere il segno negativo anche in Spagna, dove non a caso Rcs ha già tagliato il personale, ridotto gli stipendi, riorganizzato le edizioni locali de El Mundo e ceduto persino la sede locale di Valladolid.

E così Rcs prevede ulteriori “interventi di razionalizzazione degli organici di gruppo” e mette già in conto “i rischi connessi ai rapporti con i dipendenti” che “potrebbero comportare tempi più lunghi di quelli previsti o essere realizzati con modalità non soddisfacenti per il gruppo”. Allora per continuare a snellire i costi e portarsi avanti sui conti a fine 2014, il gruppo (di cui Fiat è primo azionista con oltre il 20%) ha reso operativa dallo scorso gennaio anche una nuova struttura organizzativa. E’ nata ufficialmente la divisione Media Italia (che riunisce quotidiani e periodici italiani, più la tv di Digicast), la divisione Media spagnoli mentre Rcs Sport e la Pubblicità finiscono insieme nell’unità Pubblicità ed Eventi (che comprende pure la concessionaria sui mezzi esteri Blei, messa in liquidazione e per cui sono stati versati 2,5 milioni a copertura delle perdite). Nella nuova organizzazione del gruppo c’è posto infine per la divisione denominata Funzioni di corporate e altre attività. Al suo interno spiccano, tra l’altro, sia le testate Sfera sull’infanzia (una delle possibili attività da cedere, secondo passate indiscrezioni di stampa) sia la Redazione contenuti digitali (Rcd, che il gruppo ha deciso di chiudere dal prossimo maggio).